lunedì 30 novembre 2015

Han Qingtang

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Han Qingtang (nome in Pinyin di 韓慶堂; Jimo, 1901 – 1976) è stato un artista marziale cinese, che ha avuto numerosi allievi a Taiwan e fondatore di un sistema che riunisce le sue svariate esperienze detto Beishaolin changquan.
Nato a Jimo nel 1901. Nella sua zona di origine apprese Meihuaquan, Jiaomen changquan, Yangshi Taijiquan, Hebei Xingyiquan, ecc. In particolare nella sua gioventù ha avuto tre maestri:Jin Penhe, Zhang Binzhang e Shen Maolin. Nel 1928 è membro importante del Zhongyang guoshu guan di Nanchino. Nell'esercito ottiene il grado di generale. Nel 1949 si rifugia con l'esercito di Chiang Kai Shek a Taiwan dove continua a lavorare per l'Accademia Centrale di Polizia "Guomindang Zhongyang Jingguan Xuexiao". Sempre nel 1949 è tra i primi membri della KFROC Muore nel 1976. È famoso per le sue tecniche di Qinna, tanto che Robert W. Smith gli dedica " Han Qingtang and his seizing art" ed un capitolo nel suo "Chinese boxing: master and methods" Ha un ottimo rapporto di amicizia con Wu Tipang. Pratica ed insegna anche Yangshi Taijiquan ed in particolare una forma 108 figure. Tra i suoi allievi più famosi ci sono: Wang Jianxu 王建緒, Shen Maohui 沈茂惠, Jiang Changgen 姜長根, Tang Kejie 唐克杰, Meng Xianming 孟憲明, che vennero chiamati le "Cinque tigri della scuola di Han", Hanmen wu hu 韓門五虎.

domenica 29 novembre 2015

Phurba

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Il phurba in sanscrito detto Kīla, è un pugnale tibetano o nepalese, costituito da tre lame e da un'impugnatura, sovente decorata, usato per i rituali, ma non per i sacrifici. Il phurba è, molto spesso, impugnato da terrifiche divinità buddhiste.


Etimologia

La maggior parte delle conoscenze sul pugnale indiano, lo si deve alla cultura tibetana. Studiosi come F. A. Bischoff, Charles Hartman e Martin Boord, hanno mostrato che la letteratura tibetana ritiene che la parola sanscrita per il termine "phurba" sia "kīlaya". Comunque, lo stesso Brood afferma che, "tutti i dizionari e opere in sanscrito concordano sul fatto che la parola sia 'kīla' o 'kīlaya'. La discrepanza è dovuta all'uso indiscriminato, da parte dei tibetani, del singolare dativo 'kīlaya'. Questa forma è comune nel semplice saluto 'namo Vajrakīlaya', omaggio a Vajrakīlaya, dal quale potrebbe avere avuto origine, data la poca familiarità con il sanscrito, poiché il nome della divinità è in realtà, Vajrakīlaya invece di Vajrakīla. Dovrebbe anche essere notato che il termine (vajra)kīlaya si riscontra frequentemente nei testi sanscriti, così come in quasi tutti i kīlamantra, legittimamente usato come verbo, il cui significato è: 'pungere', 'trafiggere', 'Inchiodare', ecc."

Fabbricazione e componenti

Il Phurba viene realizzato secondo stili e materiali diversi. Essendo dotato principalmente di tre parti distinte, pomo, manico e lama, i phurba sono spesso segmentati su entrambi gli assi orizzontali e verticali, anche se si possono trovare importanti eccezioni. Questa disposizione compositiva mette in evidenza l'importanza numerologica e l'energia spirituale legata ai valori numerici interi del tre e del nove. Questo pugnale inoltre può essere costituito e costruito di diversi materiali, come legno, metallo, argilla, osso, gemme, corno o in cristallo. I Kīla o Phurba in legno sono preferiti dagli sciamani in quanto ritenuti conferire benefici energetici e curativi. Come la maggior parte dei tradizionali strumenti tibetani di metallo, vengono spesso realizzati in ottone e ferro meteorico più specificatamente tectiti, aventi spesso un alto contenuto di ferro. Il ferro meteorico era molto apprezzato in tutta l'Himalaya, dove venne incluso in sofisticate leghe polimetalliche, come la Panchaloha ad uso rituale. Il pomo del Phurba viene intagliato per rappresentare diversi simbolismi: più spesso con le tre facce della divinità Vajrakīla: una gioiosa, una pacifica, una arrabbiata, oppure con uno degli otto simboli fondamentali del buddhismo tibetano conosciuti come Ashtamangala, ancora, con il volto della divinità, Ishtadevata, conosciuta anche come Ydam, infine, tra le altre possibilità, con il muso di un leone o con un modellino in scala di stupa. Il manico viene spesso rappresentato con dei vajra, o con delle decorazioni geometriche. Il pugnale in genere ha una forma triplice, comune sia nel pomo che nella lama, solitamente formata da tre aspetti triangolari o facce, che si congiungono in punta. Questi aspetti rappresentano il potere della lama di trasformare le energie negative, note come "tre veleni" o "radice avvelena", in sanscrito, mula klesha: ignoranza, desiderio/attaccamento e avversione/rabbia.

Uso rituale

Nel 2008 Cantwell e Mayer hanno analizzato una serie di testi recuperati da diversi manoscritti ritrovati nel sito di Dunhuang che descrivono l'utilizzo rituale del Phurba. Secondo questi il pugnale è una delle variegate rappresentazioni iconografiche di divini "attributi simbolici" posseduti sia da divinità del Buddhismo Vajrayana che da divinità Indù. Quando tale pugnale viene consacrato, e associato per l'uso, la Kīla diviene manifestazione del Nirmanakaya di Vajrakīlaya. Uno dei principali rituali con il Kīla al fine di realizzare la sua "essenza-qualità" consiste nel perforare la terra. Comune nelle tradizioni sciamaniche himalayane, è il penetrare verticalmente in un paniere, in una ciotola di riso, se il kīla è fatto di legno. Notare che i termini impiegati per la divinità e per lo strumento sono intercambiabili. Alcuni studiosi ritengono che, per la maggior parte della cultura sciamanica Nepalese, il Kīla sia collegato all'"albero del mondo". Il pugnale viene inoltre utilizzato in un rituale atto a consacrare un terreno alla preghiera. L'energia del Kīla, infatti, è feroce, arrabbiata, acuta, penetrante, paralizzante.

Il simbolismo e l'Akasha

Il Kīla simbolicamente collega lo spazio della conoscenza, in sanscrito, Akasha, con la terra, creando un continuum energico. Il Kīla, in particolare quelli in legno, sono utilizzati nei rituali di guarigione sciamanica, per armonizzare l'energia della cura, e spesso fanno riferimento a due Nāgas intrecciate sul manico, elementi che ricordano la figura di Esculapio, del Caduceo, e di Hermes. Il pugnale rituale riporta spesso immagini di Ashtamangala, di svastiche, e/o altri simboli sacri tibetani, iconografie e/o motivi Tantrici o Indù. Come strumento di esorcismo, il Kīla può essere impiegato per trattenere sul posto demoni o forme pensiero, in modo che possano essere riorientati e tramutati.

L'esoterismo del Phurba

Da un punto di vista esoterico, il Kīla può servire per individuare e definire energie negative provenienti dal flusso mentale di una forma-pensiero, compresa la forma-pensiero generata da un gruppo. Il Kīla come rappresentazione iconografica è direttamente correlata a Vajrakilaya, una divinità furiosa del buddismo tibetano, che spesso è visto con la consorte di Diptacakra. Questa divinità è incarnata nel Kīla come mezzo di distruzione, nel senso di finalizzazione e quindi liberare violenza, odio e aggressività, mentre il pomello possa essere impiegato nelle benedizioni. Quindi il Kīla non viene materialmente considerata un'arma, ma un mero complemento spirituale.

Il Diamantine Dagger of emptiness

Il Kīla viene associato all'epiteto di "Diamantine Dagger of emptiness". La magia del Magical Dagger proviene dall'effetto che l'oggetto materiale possiede sul regno dello spirito. L'arte di maghi o lama tantrici risiede nella loro capacità visionaria per comprendere l'energia spirituale dell'oggetto materiale e volontariamente si concentrano in una determinata direzione nell'uso tantrico del phurba: questo comprende la cura della malattia, l'esorcismo, l'uccisione dei demoni, la meditazione, le consacrazioni o puja, e le meteo-realizzazioni. La lama del Phurba viene utilizzata anche per la distruzione delle potenze demoniache. L'estremità superiore della phurba viene utilizzato dai maestri tantra per le benedizioni.



Il guru scorpione

Nella biografia di Padmasambhava si racconta di come il Maestro abbia ricevuto le Siddhi da un gigantesco scorpione dotato di nove teste, diciotto pinze e ventisette occhi. Questo Scorpione rivela da un testo scritto la presenza di un Kīla da una finestra di pietra triangolare, nascosti sotto una roccia nel cimitero. Come Padmasambhava legge questo testo realizza spontaneamente la comprensione simbolica dello scorpione, rivelato quale veicolo o yanas di realizzazione spirituale. Nella città indiana di Rajgriha, al Maestro Padmasambhava viene attribuito il titolo di "Guru Scorpione", e in una delle sue otto forme di "Drago guru", "Drago Pema", "Loto Irato", viene raffigurato con uno Scorpione nella sua mano sinistra. Come emblema della trasmissione del "Kīla irato", l'immagine dello scorpione ha assunto una forte significato simbolico nel precoce sviluppo della Nyingma, l'antica scuola del buddismo tibetano.

Katō Kiyomasa

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Katō Kiyomasa (加藤 清正; Nagoya, 25 luglio 1562 – Kumamoto, 2 agosto 1611) è stato un daimyō giapponese durante l'epoca Azuchi-Momoyama ed il periodo Edo. Il suo titolo a corte era Higo-no-kami. Il suo nome d'infanzia era Yashamaru mentre il nome proprio era Toranosuke.

Biografia

Infanzia e inizio della carriera

Kiyomasa nasce a Nakamura-ku, Nagoya (distretto di Aichi, nella provincia di Owari), figlio di Katō Kiyotada. La moglie di Kiyotada, Ito, era la cugina della madre di Toyotomi Hideyoshi. Il padre Kiyotada muore mentre Kiyomasa è ancora giovane ed in seguito verrà conosciuto con il nome Toranosuke. Subito dopo la morte del padre, Toranosuke entra a far parte della famiglia Hideyoshi. Nel 1576, all'età di 15 anni, gli viene riconosciuta una ricompensa di 170 koku. Combatte nell'esercito di Hideyoshi durante la battaglia di Yamazaki, e più tardi, partecipa alla battaglia di Shizugatake. Grazie alla sua partecipazione in questa battaglia, diviene noto come una delle sette lance di Shizugatake. Hideyoshi ricompensa Kiyomasa con un premio di 3.000 koku.
Quando Hideyoshi diventa kampaku nell'estate del 1585, Kiyomasa riceve il titolo di corte Kazue no Kami (主計頭). Nel 1586, dopo la confisca della provincia di Higo a danno di Sassa Narimasa, gli vengono riconosciuti 250.000 koku di terra a Higo (circa metà provincia), oltre al castello di Kumamoto come sua residenza provinciale.

Durante la Guerra di Imjin

Kiyomasa era uno dei tre alti comandanti durante la guerra di Imjin (1592 – 1598) contro la dinastia coreana di Joseon. Insieme a Konishi Yukinaga, conquista Seul, Pusan e molte altre città coreane. Sconfigge il restante esercito coreano durante la battaglia del fiume Imjin (1592) e della pacificata Hamgyong.
Kiyomasa era un eccellente architetto di castelli e fortificazioni. Durante la guerra di Imjin, costruisce numerosi castelli in stile giapponese in Corea con lo scopo di difendere più facilmente le terre conquistate. Il castello Ulsan fu una delle fortezze costruite da Kiyomasa, e ne dimostrò il suo valore quando le forze sino-coreane attaccarono in gran numero, e nonostante l'inferiorità numerica, i giapponesi riuscirono a difendere con successo il castello fino all'arrivo dei rinforzi, costringendo le forze sino-coreane a ritirarsi.
Il re della Corea Seonjo abbandona Seul prima dell'arrivo delle forze armate di Kiyomasa. All'epoca Kiyomasa deteneva come ostaggi due principi coreani disertori che utilizzò come arma di ricatto per costringere i ranghi inferiori degli ufficiali coreani alla resa. Durante la guerra, si dilettava alla caccia di tigri per sport armato di lancia, in seguito regalò le pelli a Hideyoshi. Alcune versioni della storia, riportano che andava a caccia di tigri catturandole vive, in modo da poterne regalare la carne a Hideyoshi al suo ritorno, in quanto credeva che la loro carne potesse migliorare la salute del suo signore. Solo in seguito le tigri furono uccise a causa della carenza di cibo.
La più famosa battaglia combattuta da Kiyomasa fu l'assedio di Ulsan del 22 dicembre 1597. Kiyomasa guidò la difesa del castello, tenendo a bada l'esercito cinese del generale Yang Hao's (楊鎬), il quale contava circa 60.000 uomini. Difese con successo Ulsan fino al 23 novembre 1598. Tuttavia, il suo coraggio non fu reso noto a Hideyoshi dal suo rivale oltremare Ishida Mitsunari che nascose la notizia. Dopo la morte di Hideyoshi, si scontrò con Mitsunari, e si avvicinò a Tokugawa Ieyasu.

La vecchiaia

Come devoto membro del Buddismo Nichiren, Kiyomasa incoraggiò la costruzione dei templi Nichiren. Non vedeva le cose allo stesso modo di Ishida Mitsunari, e Hideyoshi lo richiamò a Kyoto. Entrò in conflitto con Konishi, che governava il dominio vicino di Higo ed era cristiano. Kiyomasa era noto per la brutalità con cui combatteva il Cristianesimo. Alla battaglia di Hondo ordinò ai suoi uomini di aprire la pancia a tutte le donne cristiane incinta e di tagliare la testa dei loro bambini.
Durante la battaglia di Sekigahara, Kiyomasa restò nel Kyūshū. Credendo che i Toyotomi sarebbero caduti con l'aiuto dei Tokugawa (e per l'odio che portava verso Ishida Mitsunari al comando delle forze militari Toyotomi), si schierò con l'esercito orientale di Tokugawa Ieyasu. Per la sua fedeltà verso i Tokugawa, Kiyomasa venne ricompensato con i territori una volta appartenuti al suo rivale Konishi (schierato con Ishida), i quali, una volta aggiunti ai suoi possedimenti esistenti, incrementarono il valore dei terreni del dominio Kumamoto raggiungendo un valore di circa 530.000 koku.
Nei suoi ultimi anni di vita, Kiyomasa tentò di lavorare come mediatore per le sempre più complicate relazioni tra Tokugawa Ieyasu e Toyotomi Hideyori. Nel 1611, durante un viaggio in mare verso Kumamoto a seguito di un incontro diplomatico, si ammalò morendo poco dopo il suo arrivo. Fu sepolto nel tempio di Honmyō-ji a Kumamoto, ma venne eretta una tomba anche nella prefettura di Yamagata e a Tokyo. Kiyomasa è raffigurato in molti santuari Shinto in Giappone, incluso il santuario di Katō a Kumamoto.

Honda Tadakatsu

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Honda Tadakatsu (本多 忠勝 Honda Tadakatsu; 17 marzo 1548 – 3 dicembre 1610) è stato un generale giapponese.
Chiamato anche Honda Heihachirō (本多 平八郎), divenne anche daimyo del periodo Sengoku, come guerriero era posto sotto il comando di Tokugawa Ieyasu. Viene ricordato come uno dei quattro guardiani del clan Tokugawa (Shitennō-Tokugawa 徳川四天王)

Biografia

Nativo della provincia di Mikawa prese parte nella Battaglia di Anegawa (1570) dove in collaborazione con le forze di Oda Nobunaga sconfissero i clan Azai e Asakura comandati da Azai Nagamasa e Asakura Yoshikage.
Per i suoi sforzi fu premiato con gli Han di Ōtaki e Kuwana. Egli ha combattuto più di 50 battaglie fra cui la battaglia di Mikatagahara e la battaglia di Nagashino.

sabato 28 novembre 2015

Hiraga Genshin

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Hiraga Genshin (平賀 源信; ... – 1536) è stato un samurai giapoonese.
Hiraga Genshin era un servitore del clan Takeda durante il periodo Sengoku. Fu attaccato da Takeda Nobutora nella battaglia di Un no Kuchi del 1536 ma lo respinse e costrise al ritiro. Fu il figlio di Nobutora, Takeda Shingen, all'epoca quindicenne e chiamato 'Takeda Harunobu', che raggruppò gli uomini e li guidò alla vittoria durante la quale Hiraga perse la vita.

venerdì 27 novembre 2015

Yoshimi Inoue

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Sōke Yoshimi Inoue (井上庆身; Tottori, 27 settembre 1946 – Tottori, 1º maggio 2015) è stato un karateka giapponese, allievo diretto di Teruo Hayashi a sua volta allievo di Kenwa Mabuni fondatore dello stile Shitō-ryū.


Biografia

A 18 anni, Soke Inoue si trasferisce a Osaka per incontrare il Maestro Teruo Hayashi dove inizia ad allenarsi sotto la sua direzione per diventare successivamente istruttore. Al suo ritorno a Tottori, Soke Inoue inizia il suo programma di karate, restando fedele alla scuola Hayashi Ha Shito Ryu Kai per tutta la vita del Soke Teruo Hayashi. Con grande rispetto per il suo illustre insegnante e dei suoi insegnamenti, integrandoli con l'esperienza dei grandi maestri di karate, Soke Inoue fonda la sua scuola di karate-do, la Inoue Ha Shito Ryu Kai Keishin. Diventa così uno dei più ricercati allenatori del mondo, preparando ben 15 campioni mondiali in vari stili di karate, tra cui Mie Nakayama (4 volte campionessa del mondo), Rika Usami e Antonio Diaz. Il suo metodo personale è chiamato Inoue Ha Shito Ryu. Egli è stato anche l'allenatore del kata squadra nazionale giapponese, insignito dell'ottavo dan e membro esaminatore della JKF.

giovedì 26 novembre 2015

Kazuyoshi Ishii

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Kazuyoshi Ishii (石井 和義 Ishii Kazuyoshi; Uwajima, 10 giugno 1953) è un karateka e maestro di karate giapponese, fondatore dello stile di karate Seidokaikan e del circuito di combattimento K-1, una competizione di arti marziali internazionale che combina Muay Thai, karate, sanshou, taekwondo, kenpo, boxe e kickboxing. Il suo allenamento cominciò con il Kyokushinkai, ma formò una sua organizzazione nel 1980, promuovendo le competizioni di karate.

Biografia

Ishii nasce ad Uwajima, nella prefettura giapponese di Ehime.
Interessato al sumo e al baseball, alle scuole medie si interessò allo stile Shotokan grazie a un libro di Masatoshi Nakayama, ma un film di Sonny Chiba lo spinse ad avvicinarsi al Kyokushinkai.
Il suo allenamento da karateka cominciò con Hideyuki Ashihara e, all'età di 16 anni, istituì un dojo locale di Kyokushinkai con la supervisione del suo istruttore. Sei anni dopo, nel 1975, aprì un dojo a Osaka.
Nel 1980 fondò poi una sua propria organizzazione, la Seidokaikan Karate, nella regione del Kansai. Nel 1983, Ishii diventò il primo presidente della nuova All Japan Budo Promotion Association e la reputazione del Seidokaikan crebbe grazie alle vittorie nei tornei di karate riportate da alcuni suoi allievi, quali Masaaki Satake, Toshiyuki Yanagisawa e Toshiyuki Atokawa.
Dopo un decennio di sviluppo, Ishii organizzò il torneo inaugurale del K-1 alla Yoyogi Hall di Tokyo nell'aprile 1993.
Nei dieci anni successivi, la competizione del K-1 si espanse a 24 eventi annuali in Giappone, Europa e Nord America. Nel gennaio 2003, la rivista Black Belt nominò Ishii Uomo dell'anno 2002. Insieme a Andy Hug, Ishii sostenne la produzione di Street Fighter II: The Animated Movie creando scene di lotta con tecniche di combattimento realmente esistenti.

mercoledì 25 novembre 2015

Monte Qincheng

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Il Monte Qingcheng (in cinese: 青城山, Qīngchēng Shān) è una montagna che si trova nella provincia di Sichuan, in Cina. Secondo la mitologia taoista, qui l'Imperatore Giallo studiò con Ning Fengzhi. Nel corso dei secoli su questo monte vennero eretti numerosi templi di questa religione.
Insieme al sistema di irrigazione del Dujiangyan, nel 2000 il monte Qincheng è stato inserito nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Il 12 maggio 2008 questa zona è stata colpita da un violento terremoto, di magnitudo 7.8 sulla scala Richter.

martedì 24 novembre 2015

Tiger Hu Chen

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Tiger Hu Chen (cinese semplificato: 陈虎; cinese tradizionale: 陳虎; pinyin: Chén Hǔ) (Chengdu, 3 marzo 1975) è un artista marziale e attore cinese.
Tiger Chen è pupillo di Yuen Wo Ping e maestro di Keanu Reeves, ha fatto anche da controfigura a Uma Thurman.

Biografia

Primi anni

Tiger Chen nasce il 3 marzo 1975 a Chengdu nella provincia di Sichuan, dove studia Kung Fu. All'età di 18 anni entra a far parte della Sichuan Wushu Team. Successivamente vince il National Youth Martial Arts Competition.
A 19 anni Tiger si trasferisce negli Stati Uniti, dove vive in una piccola baracca di legno studia jeet kune do jujitsu e karate. Rimembrando quel difficile periodo Tiger dichiarerà: "In Cina, almeno si può praticare il Kung Fu e partecipare a tornei di arti marziali, ma negli Stati Uniti, Vi troverete a passare la maggior parte del tempo a lavare i piatti e fare il facchino." Tiger divenne studente di Yuen Woo-ping nei primi anni 2000.

Carriera cinematografica

Nel 1998 Tiger debutta nel mondo del cinema come assistente coreografo di Yuen Wo Ping in Matrix, celebre film fantascientifico che vede come protagonisti attori del calibro di Keanu Reeves, Laurence Fishburne, Carrie-Anne Moss, Hugo Weaving, e Joe Pantoliano. Sul set ha avuto modo di diventare grande amico di Keanu Reeves.
Nello stesso periodo, Tiger è il coreografo delle scene di lotta in Charlie's Angels, Once in the Life (2000) e Kill Bill volume 1.
Tiger prese parte, interpretando un ruolo minore, in Matrix Reloaded, seconda pellicola della saga. Nel 2005 prende parte a House of Fury assieme a Anthony Perry, Gillian Chung, Stephen Fung e Charlene Choi. Nel 2012 il primo ruolo da protagonista in Kung Fu Man (2012) assieme a Vanessa Branch e Jiang Mengjie.
Dopo aver preso parte in numerose altre pellicole, sempre recitando ruoli minori, il 2013 è l'anno del film, ad ora più importante, e che ha fatto conoscere Tiger al grande pubblico, Man of Tai Chi, che vede il debutto alla regia del suo amico ed allievo Keanu Reeves, film in cui compaiono anche Karen Mok e Simon Yam.



lunedì 23 novembre 2015

Piede di corvo

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Il piede di corvo, o tribolo, è un dispositivo bellico di tipo passivo costituito da una specie di chiodo metallico a quattro punte o tetraedro disposte in modo che una sia sempre rivolta verso l'alto, mentre le restanti tre fanno da basamento (per questo motivo è altresì denominato chiodo a tre punte).
I primi Triboli vennero usati durante la battaglia di Gaugamela nel 331 a.C.
Utilizzato anche dai Romani come arma difensiva dell'equipaggiamento militare personale nelle legioni, era utilizzato durante gli abbordaggi dai corsari francesi nel XVI e XVII secolo; veniva gettato sul ponte della nave nemica e causava notevole scompiglio, dato che i marinai non portavano scarpe. Veniva usato anche in India per contrastare le cariche di cavalleria.
Durante i conflitti del Novecento è stato utilizzato per ostacolare i veicoli militari muniti di pneumatici.

domenica 22 novembre 2015

Hirate Hirohide

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Hirate Hirohide (平手汎秀; 1553 – 1572) fu un samurai giapponese del periodo Sengoku servitore del clan Oda. Era conosciuto anche come Hirate Norihide.

Biografia

Hirohide era figlio di Hirate Hisahide e nipote di Hirate Kiyohide (Masahide). Servì Oda Nobunaga e nel 1573 fu spedito (assieme a Sakuma Nobumori e Takigawa Kazumasu) a dare rinforzo a Tokugawa Ieyasu, che era sotto attacco delle forze di Takeda Shingen. Nella successiva battaglia di Mikatagahara Hirohide rimase immobile davanti al nemico anche quando i suoi alleati Sakuma e Takigawa si ritirarono. Le truppe di Hirohide furono sopraffate e Hirohide stesso ucciso. Si dice che Shingen inviò la testa di Hirohide a Oda Nobunaga come simbolo della loro aperta ostilità.
Hirohide morì senza un erede, e la guida della famiglia Hirate passò a uno dei nipoti di Hirate Masahide.

sabato 21 novembre 2015

Aoandon

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L'Aoandon (青行燈 lett. lanterna blu) è uno yōkai del folklore giapponese. Esso appare quando l'ultima candela dello Hyakumonogatari Kaidankai è spenta.

Caratteristiche

Nel bestiario Konjaku Hyakki Shūi (1771), Toriyama Sekien rappresenta lo Aoandon come una donna dai lunghi capelli neri, che ha due piccole corna sulla testa ed indossa un kimono bianco.

Origine

Il nome deriva dal fatto che durante lo Hyakumonogatari Kaidankai (un gioco in cui si raccontano storie di paura), era frequente accendere una lanterna di carta blu per rendere più "lugubre" l'atmosfera.




venerdì 20 novembre 2015

Ishikawa Akimitsu

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Ishikawa Akimitsu (石川 昭光; 1550 – 16 agosto 1622) è stato un samurai giapponese della fine del periodo Sengoku e l'inizio di quello periodo Edo appartenente al clan Ishikawa, più tardi servitore del clan Date.
Conosciuto anche come Jirō (次郎) o con il suo titolo di corte, Yamato no Kami (大 和 守) Akimitsu nacque nel 1550, quarto figlio di Date Harumune. I suoi fratelli includevano Rusu Masakage e Data Terumune, padre di Masamune. Akimitsu fu adottato da Ishikawa Harumitsu, il signore del distretto di Ishikawa a Iwaki. Dopo la distruzione del clan Ashina nella battaglia di Suriagehara (1589), divenne servitore di Date Masamune. Al servizio di Masamune, Akimitsu fu ammesso come capo di uno dei rami del clan Date, o ichimon-hittō (一 門 衆 筆頭).
Servì sia nell'invasione della Corea che nella campagna di Osaka.
Nel 1598, a Akimitsu fu assegnato il castello di Kakuda, con uno stipendio di 10.000 koku.

giovedì 19 novembre 2015

Xian

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Il termine xian 仙人 (pinjin=xiān, Wade-Giles=hsien) (o xianren o il più moderno shenxian), è un sinogramma composto dalle parole "persona" () e "montagna" () e che viene generalmente tradotto come "immortale" o "santo taoista". Lo si trova menzionato nel Daodejing, nello Zhuangzi e in numerosi testi taoisti del periodo dei regni combattenti. Il termine designa esseri mitologici dai poteri sovrannaturali la cui residenza è solitamente collocata in un luogo altrettanto mitico, le grotte celesti o terre della felicità o ancora isole mistiche (洞天福地 dòng tiān fú dì). Lo stato di immortalità è ciò a cui ambiscono le pratiche taoiste, accessibile attraverso pratiche spirituali. Nel Taoismo moderno la nozione di immortalità è andata evolvendosi, perdendo le connotazioni favolistiche e andando ad identificare queste creature con il termine shenxian (神仙), spirito immortale. L'obiettivo del taoista è dunque quello di raggiungere l'immortalità spirituale.

Evoluzione del concetto di xian

Generalmente impossibili da vedere nella loro forma reale, (di cui parla Ge Hong 葛洪 nel suo trattato, il Baopu Zi 抱樸子), essi possiedono la capacità di metamorfosi e di ubiquità e appaiono e scompaiono sotto forma di esseri luminosi.

Origini sciamaniche

Il concetto degli xian come spiriti della natura e patroni di essa è un residuo dell'antica religione sciamanica cinese. Gli xian, come gli Otto Immortali, possono governare gli eventi atmosferici, provocare la pioggia, le tempeste, le nuvole, il vento e sono spesso associati ad animali mitici o comuni. Nel primo capitolo dello Zhuangzi, il santo taoista appare sotto forma di un uccello che vola nel cielo con le sue immense ali piumate e di un pesce, che nuota nelle profondità marine.

Concezione taoista

Nel taoismo gli xian sono esseri che si trovano ad un livello intermedio tra l'uomo e gli shen, anche se essi stessi possono essere annoverati tra gli shen, ovvero gli dèi. Gli immortali, come le divinità, appartengono ad una realtà trascendente, e per questo sono evanescenti e non percepibili con i semplici sensi umani. Essi sono inoltre multiformi, la loro identità non è definita e la loro origine è sconosciuta. Come ogni cosa che esiste, inclusi uomini e dèi, essi fanno parte del grande ciclo del Tao, della natura, e sono sua manifestazione.
Nella religione taoista, il fine di tutte le azioni è il raggiungimento dell'immortalità. In origine la conquista dello status dell'immortalità, implicava essenzialmente delle pratiche di natura fisica, quali ginnastica, pozioni alchemiche, erbe ed elisir. Con lo sviluppo del Taoismo istituzionalizzato venne enfatizzata sempre più la condotta morale, le buone azioni e il piano spirituale, con pratiche quali la meditazione e il Qigong. Sul piano fisico si è affermato invece l'uso di diete vegane. Questa forma di alimentazione si astiene dal consumo di alcuni o tutti gli alimenti di origine animal, e deriva principalmente da considerazioni etiche o, in misura minore, da considerazioni ambientali, salutistiche o religiose. Esistono diversi tipi di diete vegetariane, ma tutte hanno in comune il non consumo di carne di animali di qualsiasi specie(siano essi mammiferi, pesci o insetti). Una dieta latto-ovo-vegetariana non prevede il consumo della sola carne; una dieta latto-vegetariana non prevede il consumo né di carne né di latte né di latticini; una dieta ovo-vegetariana non prevede il consumo né di carne né di uova, mentre una dieta vegana esclude qualsiasi alimento di origine animale (ad esempio, si esclude anche il miele).

Gerarchie degli xian

Le gerarchie più basse, a cui appartengono gli antenati e le forme di concretizzazione del Qi non sono un pantheon ben definito, ma un pantheon variegato in continua espansione. Sopra a questa prima categoria di immortali vi sono i grandi maestri divinizzati, che si trovano ad un livello dimensionale più trascendente. Questa categoria varia generalmente da corrente a corrente, ogni scuola ha la sua classificazione. La gerarchia spirituale della scuola Shangqing 上清, è quella più definita e conosciuta.
Per la corrente Quanzhen moderna, il massimo grado di immortalità è l'immortalità dorata 金仙, un gradino sotto allo status di divinità.

Luoghi di manifestazione

Secondo le dottrine mistiche del Taoismo, gli xian, come dopotutto anche gli shen, sono soliti manifestarsi ai sensi umani in luoghi in cui il confine tra il mondo terrestre e i mondi trascendenti ad esso si assottiglia: le montagne, i mari, le isole, i fiumi, le caverne, le paludi. Esistono luoghi particolari in cui la tradizione attesta spesso l'apparizione di queste energie, ad esempio i monti Wudang. ma in quanto essi sono spiriti della natura e manifestazioni del Tao, possono essere percepiti ovunque, come nello scorrere dell'acqua o nel germogliare di una pianta.

Dimensioni mistiche

Esiste una classificazione dei mondi mistici da cui questi esseri proverrebbero. L'attuale corrente Quanzhen sostiene l'esistenza di dieci di queste dimensioni mistiche, che vengono chiamate in vari modi: grotte celesti, isole galleggianti, isole felici (十洲三島). Tre di queste dimensioni trascendenti prendono il nome di Penglai 蓬萊, Fangzhang 方丈 (menzionate entrambe dalle origini della mitologia cinese) e una terza che ha cambiato il nome da Yingzhou 瀛洲 in Kunlun 昆侖.
Mentre nel Taoismo moderno questi mondi sono considerati mistici, trascendenti e quindi non visibili, non percepibili e non penetrabili dall'uomo se non dopo anni di coltivazione del Tao, gli imperatori dell'antica Cina tendevano ad identificare questi regni con terre realmente esistenti e li immaginavano come luoghi di custodia di chissà quali tesori, tanto che l'imperatore Qin Shi Huang inviò delle spedizioni alla ricerca di questi luoghi, e soprattutto delle erbe dell'immortalità. L'antica mitologia colloca sull'isola di Fangzhang la residenza della divinità che governa gli dèi delle acque e i draghi; mentre identifica Penglai, la più importante, come il luogo di accesso ai nove cieli superiori e luogo dove risiede il guardiano di questi ultimi.

mercoledì 18 novembre 2015

Arti marziali interne ed esterne



Le Arti marziali, soprattutto quelle cinesi, sono spesso classificate in interne ed esterne.
Negli stili interni (i più antichi e contemporanei al buddismo) prevale l'insegnamento spirituale, in quelli esterni forza, potenza e velocità. Naturalmente la divisione tra i due approcci non è così netta, perché arti soprattutto esterne possono avere insegnamenti interni e viceversa.



Arti marziali interne

All'origine degli stili interni vi è probabilmente la fusione tra le pratiche meditative del Buddismo e del Taoismo con quelle marziali preesistenti dei villaggi cinesi. La meditazione richiede, infatti, la ricerca di un equilibrio sia fisico che mentale, idea poi fatta propria da altre arti marziali che hanno posto il lavoro sul baricentro fisico proprio e dell'avversario al centro delle tecniche di difesa e di combattimento.
I praticanti degli stili interni, infatti, perseguono il controllo totale e continuo del corpo che consente loro di passare con leggerezza da una tecnica all'altra, prima neutralizzando gli attacchi avversari attraverso la contrazione della propria energia per poi colpire espandendola.
Per questo motivo vedendo combattere un vero praticante di stile interno non si nota mai l'applicazione di forze, ma solo una ridirezione di quella del suo avversario, senza mai tradire, nella propria espressione o atteggiamento, i reali intendimenti e senza mai mostrare affanno fisico. I loro movimenti, sempre rilassati e morbidi, sono inoltre ottenuti dalla partecipazione di tutta la persona: un pugno nasce dal terreno e passa attraverso il corpo, con piedi, gambe, anche e spalle che lavorano separatamente ma insieme per conseguire l'effetto ricercato.
Essi cercano di conformarsi, cioè, ai principi universali che, secondo la filosofia orientale, sono all'origine di tutti i fenomeni naturali, ben concettualizzati nelle nozioni di tai ji (punto supremo in cui le forze si trasformano), wu xing (5 elementi), bagua (otto trigrammi), yi (cambiamento), qi, yin e yang, tao,...
L'allenamento degli stili interni si fonda, così, sulla ricerca della
  • immobilità, per conseguire lo stato di wu wei (non agire per meglio agire)
  • lentezza dei gesti, per ottenere l'unità tra corpo e spirito
  • rilassamento del corpo, per liberare le tensioni e permettere ai fluidi ed al respiro di circolare meglio
  • elasticità e flessibilità di movimento, per coordinare i gesti dei piedi (terra), della testa (cielo) e delle mani
  • alternanza di pieno (durezza ed esplosività) con vuoto (distensione e rilassamento)
  • introspezione, per coltivare il corpo con lo yi.
Nel XIX secolo i maestri di queste discipline si sono richiamati ai classici letterari della tradizione cinese (yi jing, dao de jing, Sun Tzu) per ritrovare nozioni di strategia ed energetici che hanno consentito di codificare per la pratica marziale degli stili interni un fondamento teorico molto importante.
In particolare, il maestro Sun Lutang (1861-1932) è stato il primo ad aver tentato una sintesi delle tre arti interne per eccellenza: taijiquan, ba qua zhang e xing yi quan.





Arti marziali esterne

Gli stili esterni impiegano forza, potenza e velocità per vincere una opposizione. Per i praticanti non è possibile passare con continuità da una tecnica all'altra perché alternano movimenti lenti con altri veloci, esprimendo potenza fisica e tempismo per colpire l'avversario là dov'è più scoperto. Per questa ragione gli stili esterni, come il Kung Fu Shaolin, ricercano lo sviluppo muscolare per dare potenza e velocità ai movimenti, resistenza fisica per evitare di andare in debito di ossigeno oltre che il condizionamento del corpo a resistere ai colpi dell'avversario per continuare a lottare senza interruzione sempre e comunque.
L'allenamento per preparare il corpo ad assorbire i colpi e continuare a combattere nonostante il dolore è il pai da gong, noto anche come l'allenamento del "corpo di ferro" (letteralmente lavoro del colpire rumorosamente), che fa parte della formazione di gran parte degli stili esterni. I primi rappresentanti furono i monaci del tempio di Shaolin che nel tempo si sono conquistati la reputazione di lottatori invincibili.



martedì 17 novembre 2015

Itagaki Nobukata

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Itagaki Nobukata (板垣 信方; 1489 – 23 marzo 1548) è stato un samurai giapponese del clan Takeda.
Nobukata servì sia Takeda Nobutora che Takeda Shingen e gli fu anche assegnato di seguire il giovane Shingen. Nel 1541 Nobutora fu estromesso dalla guida del clan, e lui servì Shingen come generale spesso guidando le truppe nelle battaglie quando Shingen non poteva. Nel 1542 uccise personalmente Takato Yoritsugu a Ankokuji, appena dopo l'assedio di Fukuyo. Nel 1545 catturò con successo il castello di Takato. Nel 1546 sconfisse Uesugi Norimasa a Usui Toge. Con queste vittorie che furono decisive per guadagnarsi il controllo dello Shinano si dimostrò un abile stratega.
Dopo queste vittorie Nobukata diventò sempre più egoista ed iniziò a compiere cerimonie di vittoria senza aver vinto concretamente le battaglie. Queste vittorie calarono rapidamente. Dal momento che Nobukata era il servitore più anziano ed aveva educato Shingen pochi criticavano le sue azioni. Nel 1547 Nobukata ed i suoi uomini furono spazzati via in una battaglia contro il clan Murakami, e senza il salvataggio tempestivo di Hara Toratane, pure Nobukata sarebbe stato in pericolo. Shingen scrisse il seguente waka a Nobukata per confortarlo:
(JA)
«誰もみよ 満つればやがて 欠く月の 十六夜ふ穴や 人の世の中»
(IT)
«Ognuno vede che anche una bella luna piena può iniziare a cambiare forma, diventando più piccola col passare del tempo. Anche nelle nostre vite umane, le cose vanno così»
Nel 1548 durante la battaglia di Uedahara, Nobutaka, soddisfatto per la presunta vittoria, tenne una cerimonia. Le truppe di Murakami Yoshikiyo si riorganizzarono e contrattaccarono, uccidendo Nobutaka e Amari Torayasu.
È anche conosciuto come uno dei ventiquattro generali di Takeda Shingen.
Il politico del periodo Meiji Itagaki Taisuke era un discendente diretto di Nobukata.