venerdì 25 aprile 2014

Guardia da combattimento: peso avanti, dietro o al centro?


Nella posizione di guardia da combattimento dove si deve mettere il peso? Ci sono diverse scuole di pensiero. C’è chi pensa che il peso debba essere equi distribuito per permettere un miglior bilanciamento del corpo; c’è chi pensa che vada tenuto avanti per avere un allungo maggiore sui pugni e per aumentare la stabilità; ed infine c’è chi crede che sia ideale mantenerlo dietro per gestire meglio il lavoro di gambe.
Nel nostro sistema seguiamo questo terzo filone, perché il peso mantenuto sulla gamba avanti:

  • rende più facile “cadere sul colpo” e trovarsi proiettati in avanti già dalla prima tecnica portata. Questo potrebbe non essere un grave problema nel momento in cui il primo colpo va a segno e conclude il combattimento, ma se così non è e se di fronte c’è un avversario preparato, allora essere sbilanciati in avanti è molto pericoloso; 
  • ·        rende più lento l’utilizzo della gamba avanti stessa, perché è necessario portare il peso sulla gamba dietro, usando due tempi invece di uno. L’utilizzo della gamba dietro è comunque rapido anche nel caso del peso mantenuto in posizione arretrata.
  • ·        rende più lenti e difficoltosi gli spostamenti rapidi, per la necessità di riequilibrare il peso sulla gamba dietro per muoversi rapidamente. Inoltre in caso di trazione, cioè quando l’avversario ci tira a se, risulta più difficile non ritrovarsi sbilanciati in avanti.
     
  • non facilità il lavoro contro una tecnica di spazzata, perché l’unica cosa che si può fare è resistere accusando comunque l’impatto sulla gamba. In alternativa, per evitare l’impatto della gamba avversaria sulla nostra dobbiamo portare il peso sulla gamba dietro. 

Il peso sulla gamba dietro conferisce un grande dinamismo di movimento, un più efficace utilizzo della gamba anteriore e una protezione dei genitali (punto del corpo che deve essere assolutamente difeso).
Sicuramente la posizione di guardia col peso posteriore è meno “naturale”, almeno a primo impatto, ma opportunamente allenata può essere un’arma in più.

Il kung fu tradizionale e la difesa personale


Quando parlando con qualcuno viene fuori che faccio kung fu la frase che immancabilmente mi sento dire è: <>, dando per scontata la mia abilità nella difesa personale. Ma davvero chi pratica un’arte marziale come il kung fu (o il karate, il judo, l’aikido, etc.) è capace di difendersi in modo efficace?
Secondo me non è così ovvio. Praticare un’arte marziale significa apprendere delle tecniche e modalità di combattimento, ma non significa affatto allenarne l’applicabilità in una situazione di pericolo reale.
Quasi sempre, praticare kung fu significa apprendere uno o più stili, ossia imparare i principi e le forme che caratterizzano lo stile. Si eseguono esercizi nati come allenamento di tecniche da combattimento, la cui difficoltà aumenta man mano che cresce il livello del praticante, fino ad arrivare a livelli superiori dove le forme possono essere anche molto complesse. Tuttavia (almeno in Italia secondo la mia esperienza) l’applicazione delle tecniche nella simulazione di una situazione reale è spesso tralasciata o studiata in modo superficiale, ossia senza sperimentarle.
Tale approccio al kung fu è determinato da due fattori:

  1. forma mentis. L’idea che il kung fu tradizionale e il combattimento siano due settori separati; 
  2. il maestro. Se si cresce nella propria carriera marziale seguendo il filone cosiddetto tradizionale, “separato dal combattimento”, si insegnerà il kung fu relativo all’allenamento delle forme.

Il punto 2 dipende dal punto 1. Se non esiste il concetto di uno stile tradizionale che sia una forma di allenamento di tecniche utilizzabili nel campo della difesa personale, difficilmente si possono formare insegnanti di “kung fu applicato”.
Ma il kung fu tradizionale è applicabile realmente? In caso di pericolo potrei difendermi applicando le tecniche shaolin, o tang lang?
Dipende. Se cerco di applicare le tecniche così come sono eseguite in una forma probabilmente mi troverei in grossa difficoltà. Se invece ho studiato i principi di base che hanno portato, molti anni fa, alla creazione degli stili allora la musica cambia. Ci sono degli elementi comuni in tutti gli stili che si ritrovano anche in discipline come il wing chung, considerato la difesa personale per eccellenza. Esistono concetti come equilibrio, centro, angoli, che sono l’intersezione non solo di tutti gli stili di kung fu, ma di tutte le arti marziali. Nell’hung gar, ad esempio, esiste la tecnica di bong sao, come nel wing chung.
Ciò che cambia è il modo in cui si sfruttano e allenano tali concetti, ma qui si entra nel discorso dell’efficacia; allora ci si potrebbe chiedere quale arte marziale è più efficace nella difesa personale … e questa è un’altra storia …

La storia dello Shaolin






Le prime notizie storiche relative alle arti marziali risalgono al periodo della dinastia Chou (11° - 3° secolo a.C.).
Confucio, il grande maestro del pensiero cinese, vissuto fra il sesto ed il quinto secolo avanti Cristo, invitava i giovani non solo a studiare il libri classici, ma a praticare le arti marziali.
Egli si riferiva in particolare al tiro con l’arco ed alle corse con i carri da guerra, ma in quell’epoca caratterizzata da continue lotte fra i feudatari esistevano numerose altre arti marziali come la scherma e delle forme di pugilato denominate Wu-i (che significa arte marziale) o Chi-chi (che vuol dire colpire con abilità).
Secondo lo storico Ssu Ma Chien, vissuto durante la dinastia Han, il Chi-chi era sviluppato in particolar modo nello stato di Ch’i, i cui abitanti erano abilissimi nella lotta corpo a corpo.
Dal quinto al terzo secolo avanti Cristo, dopo la sparizione dei feudi minori sopraffatti da quelli maggiori, la Cina era suddivisa in vari stati in continua lotta fra di loro; quest’epoca è denominata “degli Stati combattenti”, ed è caratterizzata dalla presenza degli Yu Hsieh o cavalieri erranti, militari di professione e quindi esperti di arti marziali che si mettevano a disposizione di chiunque era disposto a sostenere la spesa dei loro servizi.
Ssu Ma Chien nei suoi Documenti Storici descrive i cavalieri erranti cosi:

<<Le loro parole erano sempre sincere e degne di fiducia, le loro azioni sempre rapide e decise. Compivano ciò che avevano promesso e senza badare a se stessi si gettavano nei pericoli che minacciavano gli altri>>.


Nel 221 a.C. il principe Ch’in sconfisse gli altri stati combattenti e unificò la Cina assumendo il nome di Shih Huang Ti o Primo Augusto Imperatore.
Deposta geniale e crudele, Shih Huang Ti instaurò una politica di assolutismo e centralismo monarchico spazzando via ogni traccia di feudalesimo.
Fece costruire la Grande Muraglia, unificò i pesi, le misure, le monete e la scrittura, ma nello stesso tempo perseguitò gli intellettuali e ritenendo che la fedeltà alle tradizioni del passato potesse creare ostilità al suo sistema politico, fece bruciare tutti i libri, esclusi quelli di medicina, di agricoltura e di divinazione (I Ching).
Nel rogo andarono distrutti sicuramente anche i libri di arti marziali e questo spiega forse la scarsità di notizie sull’argomento giunte fino a noi.
Dopo la morte dell’imperatore scoppiò una rivolta contadina che porto al potere Liu Pang, fondatore della dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.).
Il regno di Han fu caratterizzato da prosperità, pace e sviluppo culturale.
In questo periodo si modellò in modo quasi definitivo la struttura politica, economica e culturale che l’impero conservò fino all’inizio del nostro secolo.
Durante la dinastia di Han il combattimento a mani nude era molto popolare e veniva chiamato Chi Ch’iao (abilitò e talento) o Shou Po (mano che colpisce a pugno).
Nel primo secolo dopo Cristo un famoso maestro di nome Kuo I ideò uno stile denominato Ch’ang Shou, ossia “lunga mano”, che alcuni considerano il diretto progenitore dello Shaolin.
In questo periodo visse anche il famoso medico taoista Hua To, che creò una serie di esercizi ginnici basati sugli atteggiamenti di cinque animali: la tigre, la scimmia, l’orso, il cervo e la gru.
Queste tecniche influenzarono sicuramente le ricerche dei maestri del kung fu, che si ispirarono spesso al modo di combattere degli animali.
Dopo una breve riunificazione per opera della dinastia Chin (280 – 316) varie tribù barbare si impadronirono della Cina settentrionale dando origine a numerosi Stati.
Nel sud invece si formò uno stato unitario che conservava tutte le tradizioni del passato.
Questo periodo è ricordato dagli storici come “Nord e sud” e fu caratterizzato da una forte decadenza politica e da un grande fervore religioso.
Il Buddismo si diffuse in tutta la Cina e ovunque furono eretti monasteri e templi.
In particolare, nella provincia di Honan, sulle pendici del monte Sung, verso la fine del quinto secolo venne costruito il monastero Shaolin Szu (giovane foresta).
Verso il 520 d.C. arrivò al tempio Shaolin il famoso monaco Bodhidarma, conosciuto anche con il nome cinese Ta Mo (o con quello giapponese Daruma), ventottesimo patriarca del Buddismo e fondatore della scuola Ch’an.
Secondo i principi di tale scuola la meditazione era la via per giungere alla meditazione; la parola Ch’an infatti deriva dal sanscrito Dhyrana che significa “meditazione”.
Il Buddismo Ch’an (zen in giapponese) ha notevolmente influenzato l’evolversi delle arti marziali sia cinesi che giapponesi, trasformandole in un mezzo di perfezionamento spirituale.
Basti pensare che lo Shaolin Ch’uan nacque e si sviluppò in un tempio Ch’an e che lo Zen divenne la religione-filosofia dei samurai giapponesi.
Bodhidarma insegnò una serie di esercizi fisici e di respirazione (probabilmente derivanti da tecniche yoga) destinati a ridar vigore ai monaci provati della lunghe meditazioni ed a facilitare il conseguimento dell’unità di spirito e corpo.
Successivamente tali esercizi furono descritti in due trattati:


  • I Chin Ching o Trattato sul movimento dei tendini;
  • Hsi Sui Ching o Trattato sul “lavaggio” del midollo osseo.


A Bodhidarma furono anche attribuiti una serie di esercizi denominati “Sho Pa Lo Han Shou” ossia “Le 18 mani (tecniche) dei discepoli di Buddha”.
Sembra che questi esercizi fossero delle vere e proprie tecniche di combattimento a mani nude e furono considerati il nucleo originante delle tecniche di Shaolin.
Differente è il pensiero degli storici moderni secondo i quali Bodhidarma non insegnò affatto forme di combattimento e alcuni di essi mettono addirittura in dubbio l’esistenza stessa del famoso monaco.
Sicuramente, però, durante il sesto secolo dopo Cristo i monaci del tempio Shaolin iniziarono a praticare, oltre alle tecniche di yoga, anche le arti marziali, tanto che nel secolo successivo avevano già acquisito la fama di invincibili.
Probabilmente i primi insegnanti furono dei guerrieri o dei maestri che si convertirono al buddismo e divennero monaci trovando nei confratelli che già praticavano le tecniche ginniche e lo yoga di Bodhidarma degli allievi predisposti ad apprendere nuovi esercizi.
Bisogna inoltre considerare che le tecniche di autodifesa erano senza dubbio indispensabili ai monaci che vivevano e viaggiavano in zone popolate dai briganti.
Grazie ai lunghi anni di intensi allenamenti ed al buddismo Ch’an i monaci del tempio Shaolin divennero formidabili combattenti acquisendo una superiorità non solo fisica ma anche spirituale e mentale.
La dinastia che seguì durò quasi 3 Secoli, portò la Cina ad un livello di benessere e splendore mai raggiunti prima, è in questa epoca d'oro che le Arti Marziali raggiunsero un Livello tecnico altissimo e divennero Popolari, ma un'altra ragione della loro popolarità fu ,che aiutarono l'Imperatore a sconfiggere il suo Nemico, e come ricompensa non vollero nulla. Nel 1279 circa dopo numerose battaglie i Mongoli invasero la Cina e inizio la dinastia Yùan (in quel periodo ci fù il viaggio di Marco Polo). Nel 1351 Scoppio la Rivolta dei Turbanti Rossi , i Mongoli vennero scacciati.
Durante la dinastia Ming, un Maestro di nome Pai Chin Tou creò il Mei Hua Ch'ùan "Box del fiore di prugno" il Mei Hua Ch'ùan è molto dinamico, l'azione non e mai interrotta, il corpo gira continuamente e tutte le tecniche sono circolari per sfruttare al massimo la forza centrifuga. In quel tempo un altro Maestro il cui nome e rimasto sconosciuto, mise appunto un altro Sistema chiamato Pa Chi Ch'ùan, trattasi di un Sistema estremamente potente, dove predominano gli attacchi rettilinei e diretti.(Il progenitore del Wing Chun). Nel 16° secolo un monaco convinse Pai e quest' ultimo Maestro ad entrare nel Tempio, laddove misero appunto le 5 forme degli animali. (Nello stesso secolo il sistema di shaolin, venne esportato ad Okinawa, dando origine al Karate un altro Monaco di shaolin, venne mandato nel 1659 in Giappone per addestrare i giapponesi contro i Manciù, ma poi il Giappone non inizio mai la battaglia, ma lo pregarono di restare e insegnare a loro le tecniche di shaolin, e fu il progenitore del Ju Jitsu).
Il tempio di Shaolin fu distrutto e ricostruito varie volte, con la perdita di preziosi scritti e Maestri, storicamente sappiamo che una delle distruzioni fu ordinata dall'Imperatore Yung Cheng che regnò dal 1723 al 1736. I maestri si dispersero in tutta la Cina dando origine a numerose scuole "Segrete", (segrete; perché l'Imperatore li definiva nemici dell'Impero, quindi li perseguitava accanitamente) e non si potevano nemmeno chiamare più Shaolin e quindi assunsero altri nomi, e gli allievi dovevano essere persone fidate per partecipare ai corsi e talvolta dovevano superare severissime prove. Da questo periodo in poi si perse l'enorme esperienza di tutti i migliori Maestri riuniti in un solo luogo; gli stili si differenziarono sempre di più e molti erano limitati alle esperienze tecniche di una sola persona. Molti altri maestri varcarono la Cina, andando ad esempio: in Giappone, Corea, Vietnam, ecc. creando molti altri stili come Judo, Aikido, Tae Kwon Do, Vietvo dao, ecc..
La Maestra Ng Mui, che conosceva il Kung fu Shaolin, trovava che in esso ci fosse solo forza bruta adatta certamente ad un Uomo, ma non per una Donna, che caratteristicamente è diversa da esso.
Cercò di elaborare un nuovo sistema più adatto alle peculiarità femminili; ispirata forse da un combattimento tra due animali con caratteristiche molto differenti , creò uno stile molto più morbido, agile ,veloce, che sfruttava la forza bruta del suo avversario contro di lui.
Creo tre nuove forme e ridusse i movimenti all'essenzialità. (Ng Mui e stata la creatrice del sistema Wing Chun)
Kung Fu è un termine cinese che significa “Duro Lavoro” o " Incredibile Abilità".
Indica un’abilità eccezionale raggiunta in seguito ad un lavoro duro, meticoloso e raffinato in una attività spesso di tipo manuale o fisico. In occidente viene usato comunemente per indicare le arti marziali cinesi ed è seguita o anticipata da altri nomi che descrivono il sistema in cui si è sviluppata l'abilita, ad esempio :Shaolin, Wing Chun, Hung Gar, Tang Lang, Pa Kua, ecc.. 
Anche se la parola più indicata per descrivere l'arte marziale cinese è “WuShu” che significa letteralmente arti marziali ed è un’eredità culturale del popolo cinese che unisce indissolubilmente in se gli aspetti del combattimento, dello sport, della conservazione della salute e della concezione filosofica del mondo, tipica della tradizione storica e culturale cinese.

Ma chi diavolo è questo tizio ricercato?

donna body buildingTipicamente italiano: c´è sempre qualcun altro che fa una cosa che non va fatta, e ovviamente noi ce ne guardiamo bene dal farla. Anzi: la qualità del nostro operato consiste proprio nel riconoscere che qualcuno la fa e nel differenziarci, nel <>. <>. <> <>
E noi? Per esempio, noi tutti artisti marziali, letteralmente odiamo coloro che usano la forza. Eh no, non sia mai: noi tutti <>. Interviste qua e domande là, un giro su e uno giù e non ho mai incontrato nessuno che non mi dicesse che bisogna usare non la propria forza, ma quella altrui. Quello che mi incuriosisce non è però tanto questo, quanto più la silenziosa e spesso subdola vena polemica che soggiace a questa posizione: sembra che ci sia, da qualche parte, qualcuno che ha una volta affermato una cosa del tipo <>, per cui ogni volta che si parla di gestione delle forze tutti sembrano sottintendere <>.
judoKung Fu: liberati della tua forza! Wing Chun: se la strada è occupata cedi! Judo: l’arte della cedevolezza! Aikido: morbidezza e vuoto! Taijiquan: la boxe suprema dell’energia! Jeet Kune Do: be water my friend!
I primi chiamati in causa potrebbero forse essere gli sport da combattimento. Come se dicessimo: <>. A parte che ci sarebbe un gran bel discorso da fare con alcuni straordinari atleti così tecnici che più che bruti o brutali al massimo saranno letali, non possono essere loro i nostri referenti: è evidente che negli sport da combattimento la forza è un parametro ben considerato. Ci sono le categorie di peso, e quindi di massa, e quindi F = ma, che non è l’acronimo di un nuovo stile o sistema coniato dall’illuminato di turno ma la definizione newtoniana di forza = massa x accelerazione. Le arti marziali si muovono invece nel mondo della difesa personale da strada e quindi devono consentire ad un mingherlino di difendersi contro un omone, per cui bisogna usare la forza dell’avversario che in quest’ultimo caso sarebbe parecchia.
bruce lee intervistaBene, io sto cercando da un sacco di tempo questo tizio che avrebbe insinuato anche solo lontanamente che bisogna usare la forza. Niente: trovo solo suoi detrattori e critici. Ogni volta mi ficco in situazioni del genere: <>. E puntuale arriva il seguito, molto spesso detto con la stessa enfasi con cui sono scritte le clausole scomode di alcuni contratti, così minuscole per potersi lasciar ignorare e quindi libere di incastrarti: <>. Io puntualmente esco da queste chiacchierate/allenamenti con la curiosità di capire chi sia stato quell’imbecille che ha scatenato un putiferio tale per cui chiunque rabbrividisca a sentir parlare di uso della propria forza, ma niente: non si trova. Wanted: dead or alive.
waterQuesto accade in un argomento un po’ astratto come possono essere le teorie sull’uso della forza e dell’energia. Figurarsi se si comincia a parlare di federazioni, esami, scuole, maestri cinesi, maestri italiani. Esattamente come tutti usano la forza dell’avversario e ne parlano come se fossero solo loro a farlo, tutti sono stati campioni mondiali della stessa cosa. Tutti si sono allenati a casa di un cinese e ne han condiviso intimamente le mura domestiche. Tutti con le solite <>, critici verso la qualità media degli altri.
<>. Già, solo che troviamo matematicamente x1, x2, x3, x4, x5…xn. Tutti sono gli unici! Che tutti siano unici ci sta alla grande, ma per nulla nel senso in cui questo viene qui inteso. Si, è tipicamente italiano: incontrate una persona sul treno e cominciate a chiacchierare. Si va ben presto su una delle poche cose che accomunano due sconosciuti: l’abitare nello stesso paese. E via: <>. Proprio come quel tizio che professava fermamente l’uso della forza bruta, questi farabutti sanno a quanto pare nascondersi benissimo: mai che in un treno si incontri uno di loro.

Questa è la cultura generale che c’è in Italia! Mica io, che posso dire questa mia opinione proprio perché forte dei mezzi e delle conoscenze che ho. Il livello medio è basso, ma sicuramente per colpa di qualcun altro.
Conoscete uno stile che non protegge la linea centrale? Un sistema che non sfrutti colpi in zone proibite e rischiose? Un sistema che si definisca lento? No. E perché allora tutti parlano di sé come se ci fosse qualcuno che abbia una volta insinuato che si debba essere diversi da così? Queste dinamiche psicologiche sono dappertutto e sono brave a non farsi riconoscere. Sono infatti abbastanza sicuro che molti di voi lettori di questo mio post, abbiano una silenziosa sensazione che se esiste qualcuno del genere, sicuramente non sto parlando di loro.

L'angolazione del polso nel pugno del Wing Chun Kung Fu



Il pugno del Wing Chun e degli stili di Kung Fu affini è molto particolare.
Prima di tutto facciamo un rapido riassunto sulle caratteristiche principali della tecnica in modo da poterci poi soffermare sull'angolazione del polso.
A differenza del pugno "classico" che troviamo comunemente nelle arti marziali, questo pugno mantiene il polso in posizione verticale e percorre la Linea Centrale (più precisamente la proiezione della LC), quindi parte dallo sterno e percorre una linea dritta fino a raggiungere il bersaglio, quando lo raggiunge il braccio è steso, il pugno è verticale, il gomito è verso il basso e il punto di impatto è sulle ultime tre nocche.
Questo è il pugno eseguito tecnicamente come da "forma" e il bersaglio è circa all'altezza della nostra spalla. Ma nella realtà il bersaglio non è sempre a quell'altezza e può cambiare continuamente, quindi l'angolazione del polso rimane invariata? No.
In base all'altezza del bersaglio, durante l'esecuzione del pugno, il polso ruota

Prendendo come riferimento la nostra spalla e colpendo sempre la linea centrale dell'avversario, se andremo verso l'alto il polso ruoterà portando il pollice verso l'esterno, il punto di impatto sarà prevalentemente sulle ultime due nocche. Se invece il nostro bersaglio sarà al di sotto della spalla, il polso ruoterà portando il pollice verso l'interno e il punto d'impatto sarà prevalentemente sulle due nocche centrali.
Quanto più è distante il bersaglio dalla spalla, tanto più ruota il polso.
La linea di forza varia in base all'altezza e all'angolazione.
Il pugno perfettamente centrale sfrutta sia la linea di forza della spalla/fianco e sia quella del torace. Quando il bersaglio è alto si tende ad abbandonare la linea di forza spalla/fianco e si sfrutta maggiormente quella del torace, viceversa quando il bersaglio è basso si tende ad abbandonare la linea di forza del torace e si sfrutta maggiormente quella della spalla/fianco spesso accennando una rotazione del busto.
In effetti diventa ovvio capire il motivo per il quale nel pugno "classico" mantenendo il polso in posizione orizzontale si è costretti a fare affidamento sulla linea di forza della spalla/fianco e si è obbligati a fruttare la rotazione del busto annullando totalmente il lavoro del torace.
Un'ultima nota: il polso inizia a ruotare poco prima dell'impatto e continua a farlo durante, imprimendo anche l'energia della rotazione sul punto di impatto.

Il Wing Chun e il combattimento. Ti prepara?

il combattimento nel wing chun


Iniziamo dalla risposta breve: NO
A volte sembra scontato e si da perfino per sottinteso, ma in sostanza... è la sostanza!
Se tu vai a praticare Wing Chun in tre palestre diverse troverai tre stili completamente diversi.
La prima domanda non è "cosa vuoi praticare?" ma "per quale motivo vuoi praticare?".
Il Wing Chun, come ogni arte marziale, è un mezzo, non l'obiettivo, e come ogni mezzo può essere utilizzato in modi differenti.
L'errore più comune è identificare un'arte marziale con i suoi esercizi. Wing Chun uguale Chi Sao e Lat Sao. Karate uguale kata. Kali Escrima uguale hubad lubad. Questo errore ci porta a credere che scegliendo due diversi insegnanti in due diverse palestre di Wing Chun praticheremo la stessa disciplina.
"Ah... anche io faccio Wing Chun!! vado li... facciamo le stesse cose" decisamente NO.
"Io corro, corri anche tu? facciamo la stessa cosa!" decisamente NO, io sono un centometrista tu fai maratona... la corsa è un mezzo, il fine è un altro.
Quindi per non cascare in questo errore che sembra banale ma che vi cambia la vita (sul serio), la prima cosa da capire è per quale motivo stiamo praticando e cercare un insegnante che abbia per davvero lo stesso obiettivo. In base a come mi alleno arriverò a diversi risultati e le differenze saranno abissali.
Le arti marziali, non gli sport da combattimento, sono uno studio sul proprio corpo, sulle proprie reazioni, sulla gestione motoria. Ti insegnano a muoverti correttamente seguendo determinati schemi, ad avere una buona struttura, a reagire in un determinato modo agli stimoli esterni. Ti permettono di acquisire la consapevolezza del tuo corpo e della tua mente. Ma questo è solo l'inizio.
Una volta che padroneggi decentemente l'arte marziale che studi, possiamo dire che sei "cintura nera" e quindi che hai finito... ti piacerebbe... vuol dire solamente che hai appena cominciato, che hai lontanamente iniziato a capire di cosa stai parlando. E il giorno in cui i tuoi movimenti saranno perfetti, la tua struttura sarà impeccabile, sarai preciso al millimetro, nemmeno allora sarai pronto, perché l'arte marziale non ti prepara a questo, parallelamente bisogna portare avanti una serie di studi sulle strategie di combattimento e difesa personale e sugli approcci psicologici.
Questo è il motivo per il quale gli sport da combattimento danno un'importanza decisamente minore alla perfezione della tecnica a vantaggio della preparazione fisica e delle strategie "preconfezionate". Perché a livello pratico hanno buone probabilità di riuscita.
E questo è anche il motivo per il quale recentemente sono nati moltissimi nuovi sistemi (il termine sistema calza a pennello perché non sono arti marziali), e cioè in risposta alla richiesta di noi occidentali che dopo aver studiato arti marziali per anni, convinti di arrivare dove volevamo, ad un certo punto ci siamo chiesti "perché non funziona?".
Lo so, ve la siete fatta questa domanda. Poi è arrivata la depressione.
Tradizionalmente chi studiava Wing Chun poi si andava a menare nei combattimenti clandestini e elaborava le sue strategie. Ecco perché il suo studio si limitava a Chi Sao, Lat Sao, forme e qualche altro esercizio, perché poi c'era la prova sul campo.
Oggi la maggior parte dei praticanti, la prova sul campo non la fa, ma il programma di studio tradizionale è lo stesso e non è sufficiente, e quindi sono nati dei sistemi che sembrano rivoluzionari ma che altro non sono che l'espressione delle stesse arti marziali studiate, applicate a differenti strategie di combattimento e autodifesa, al quale poi diamo un nome. Questi sistemi sono validi, ma spesso sono carenti di tecnica, struttura, principi e tutte le altre buone caratteristiche che hanno le arti marziali.
Quindi è per questo che credo sia fondamentale oggi studiare il Wing Chun (o qualsiasi altra arte marziale) e parallelamente portare avanti anche uno studio sulle strategie di difesa personale, di combattimento e di approccio psicologico, perché diversamente rischiamo di non raggiungere i nostri obiettivi.

Consigli per imparare il Wing Chun







Imparare il Wing Chun, come per ogni Arte Marziale, è una cosa impegnativa che richiede molta determinazione.
Eccovi alcuni consigli per tracciare il vostro percorso di apprendimento.

1) Praticare arti marziali tutti i giorni e per più tempo possibile.

Come spesso accade, le cose date per scontato sono quelle più ignorate, eppure sono importanti. Non si impara il Wing Chun se non lo si allena, non basta l'atto formale di iscriversi ad un corso.
Si sa che il lavoro, la famiglia e i doveri ci portano via tutto il tempo a nostra disposizione e anzi non basta mai, ma se il nostro obiettivo è quello di imparare le arti marziali, purtroppo in qualche modo dovremo trovarne.
Se non riuscite tutti i giorni, dedicate alla pratica tutto il tempo che potete, bisogna allenarsi e allenarsi.

2) Alternare periodi di full immersion con periodi di basso regime.

Spesso può risultare più producente alternare dei periodi in cui ci alleniamo in modo impegnativo, con altri in cui facciamo un allenamento di mantenimento. Non mi riferisco al fisico, ma ad allenamenti tecnico/pratici.
Mantenere un regime alto per troppo tempo potrebbe creare dello stress con il rischio di effetti negativi sulla pratica.
Quindi come sempre è l'equilibrio delle cose ad avere la meglio.

3) Cambiare esercizi e argomenti di studio.

Non è bene fossilizzarsi sugli stessi esercizi e allenarsi sempre nello stesso modo, anzi è bene periodicamente cambiare "argomento".
Per esempio potremmo concentrarci per un mese sul Chi Sao per poi passare al Lat Sao nel periodo successivo. Oppure dedicare un tot di tempo alle tecniche di gambe e successivamente allenare quelle di braccia.
Il vostro programma dovrebbe prevedere una base di allenamento fisso che vi permette di ripassare i fondamentali,e una variabile che cambia in base a come siete predisposti.
Inoltre sarebbe bene allenare l'argomento scelto con esercizi sempre differenti.

4) Ripassare le forme ogni 8 ore.

Gli schemi di movimento del Wing Chun (principi e tecniche), devono essere interiorizzati per venire fuori nel momento del bisogno, non basta conoscerli in modo razionale, bisogna renderli istintivi. Solita differenza tra teoria e pratica.
Un movimento dovrebbe essere ripetuto almeno una volta ogni otto ore per far sì che rimanga sempre "caldo" e "attivo" nel nostro istinto.
La Siu Nim Tao (prima forma) ci dà un elenco di tecniche e principi base, almeno questa è da eseguire con questa frequenza. Le altre due forme a mani nude, se non è possibile ogni otto ore, vanno ripassate comunque giornalmente.

5) E' inutile perdersi in tecnicismi: il Wing Chun è efficacia.

Spesso i marzialisti, sopratutto chi pratica Wing Chun, si perdono nei tecnicismi. Essere bravi e tecnici non vuol dire fossilizzarsi sulla tecnica. Praticare arti marziali non è precisione millimetrica, ma concretizzazione dell'unione di mente e corpo. Essere tecnici è importante ai fini della pratica, non oltre.
Eseguire alla perfezione la sequenza di una sezione di Chi Sao non è praticare arti marziali, ma acquisire maestria nell'eseguire quella sequenza. L'esercizio, in questo caso la sezione, invece di essere lo strumento per allenarsi diventa l'obiettivo per cui vi allenate e questo è totalmente sbagliato.
Sarete bravissimi ad eseguire quella sezione ma in caso di necessità il Wing Chun non ci sarà.

6) Allenare il Chi Sao nel giusto modo e nella giusta misura.
Il Wing Chun è Chi Sao ma il Wing Chun non è Chi Sao...
Il Chi Sao è l'essenza del Wing Chun... i principi, le strategie, le tecniche, l'energia, il vostro corpo, la vostra mente. Tutto si fonde in un unica essenza che si sprigiona nel Chi Sao.
Ma fare Chi Sao non è fare Wing Chun. L'esercizio del Chi Sao è una componente del Wing Chun, ma non basta ad allenarsi correttamente, anzi: il troppo stroppia.
Molti praticanti basano quasi tutto il loro allenamento sulla pratica del Chi Sao. Il risultato è che diventano completamente inadeguati alla reltà del combattimento. Fatevi due conti.

7) Attenzione anche a timing, distance e test/sparring.

Nell'allenamento di un praticante di arti marziali non c'è solo la parte tecnica relativa alla propria disciplina, questo vale anche per il Wing Chun.
Il fatto che nelle forme, nel Chi Sao e nel Lat Sao, non ci siano esercizi per il tempismo, la gestione della distanza e l'allenamento pratico attacca/difendi, non vuol dire che non si debbano allenare.
Ogni disciplina marziale necessita di pratica incentrata su timing, distance e test/sparring.
Riflessi ed esperienza si fanno o così o combattendo per strada. A voi la scelta.

8) Il Wing Chun non è tutto, bisogna avere una visione a 360°.

Ok ci piace il Wing Chun, ma è bene guardare oltre, essere un po' curiosi. Dedicarsi ad una disciplina marziale non vuol dire tifare una squadra e mettersi contro un'altra. Sarebbe bene buttare un occhio a cosa si fa nelle altre discipline per avere sempre una visione ampia delle arti marziali. Provare anche qualcos'altro se il nostro insegnante non si preoccupa di darci un'infarinatura di più elementi.
Potrebbe essere interessante ed opportuno esercitarsi con armi bianche, provare del combattimento a terra, allenarsi con qualcuno che pratica diversamente da noi. Nella storia dell'umanità è stato provato più volte che il confronto ci fa crescere.

9) Essere critici ma non disfattisti: trovate un buon Maestro.

Praticare seguendo dogmi è come lanciarsi da un ponte perché ci dicono di farlo, e quindi il mio consiglio è quello di essere sempre critici e di usare la testa.
Se le cose sono troppo strane è totalmente inefficaci è inutile sbatterci la testa contro, perché se non funzionano in palestra non funzioneranno mai per strada.
Però fate attenzione, se una cosa non riuscite a farla non vuol dire che sia sbagliata, ed essere critici non vuol dire fare i disfattisti.
Come sempre è l'equilibrio delle cose ad avere la meglio. Provateci, allenatevi e poi con calma siate critici. Magari una cosa non è adatta solo per voi.
Cercate e trovate un buon Maestro e dei buoni compagni con cui andate d'accordo e portategli rispetto, qualcuno che vi passi la sua esperienza, che vi insegni il suo Wing Chun e non un programma fatto da altri e seguito alla cieca.

10) La mente governa sul corpo.

Infine ricordatevi sempre che è la mente a governare sul corpo e il corpo è uno strumento per placare la mente. Trovate nelle arti marziali la vostra forma di meditazione e vuotate la mente quando vi allenate. Concentratevi, non pensate ad altro.
Se non potete allenarvi durante il giorno, pensate al Wing Chun, agli esercizi, alle forme. Cercate di immaginare le sensazioni di quando vi allenate, di riprodurre nella vostra mente i movimenti, immaginate di farli per davvero. Ragionate sulle tecniche, sui principi, sulle strategie.
Quando vi allenate mentre eseguite le tecniche, immaginate di applicarle in contesti reali, comunicate alla vostra mente che quei movimenti sono da collegare alla realtà e non sono movimenti fini a se stessi.
Il corpo è il vostro strumento per arrivare alla mente, ma è nella mente che risiede l'istinto. E' li che dovete infilare il Wing Chun.

Ci sarebbero tantissime altre cose da dire, ma queste credo siano le più importanti, poi ognuno deve tracciare il proprio percorso diversamente dagli altri, perché è suo il percorso. Spero vi siano utili.

La differenza tra il Wing Chun e il Wing Tsun


il Wing Chun o il Wing Tsun? alleniamoci a Torino


Prima di tutto parliamo di traduzione o meglio di traslitterazione.

Come tutti noi sappiamo il Kung Fu è cinese e la Cina è grande, se andate in Calabria e in Piemonte sentite parlare due lingue diverse, figuriamoci cosa accade in Cina.
I cinesi utilizzano gli Ideogrammi (da Wikipedia): "Wing Chun Kuen (永春拳, Pugilato dell'Eterna Primavera)"
Vengono utilizzati anche altri ideogrammi.
Il primo problema quindi è la traslitterazione degli ideogrammi in caratteri occidentali.
Ma allora perché si parla di lignaggio e perchè chi pratica Wing Chun si muove diversamente da chi pratica ad esempio Wing Tsun o Wing Tjun o Wing Tzun o Ving Tchun ?
In realtà è abbastanza semplice.

Le federazioni.

Per farla breve e semplificando esistono alcuni canali principali, o meglio più diffusi, e da questi svariate derivazioni.
Fino a pochi anni fa normalmente chi praticava "wing chun" era legato ad un canale più "tradizionale" (questo termine è da prendere molto alla leggera perché di tradizionale oggi come oggi c'è ben poco). Ad esempio chi segue il filone di Wong Shun Leung o di William Cheung solitamente si identifica così.
Chi invece segue il filone di Leung Ting (il ramo principale è nell'EWTO) normalmente si identifica con il "wing tsun" e solitamente segue un programma rielaborato e più "occidentalizzato".
Le forme sono sempre le stesse ma vengono eseguite in modo molto diverso, visivamente i primi si muovono passando da una postura all'altra rapidamente e facendo delle pause sulla postura (alcuni lo definiscono "scattoso"). I secondi normalmente seguono un flusso unico più morbido muovendosi più lentamente tra le posture e soffermandocisi di meno.
Il modo di fare le forme ovviamente influisce su tutto il metodo e tutto il loro WX.
Il tutto comunque pretende di arrivare da Ip Man.

Oggi le cose sono un po' cambiate.

Dai canali principali, per mille motivi diversi (opinioni diverse, motivi commerciali, ecc), sono nate altre ramificazioni. Alcuni hanno praticato da entrambi i canali principali, altri hanno subito influenze di altre Arti Marziali (Kali Escrima, Tai Chi, Boxe, Jeet Kune Do, Brazilian Jiu Jitsu, ecc), altri ancora per disperazione sono fuggiti da alcune federazioni più interessate a vendere un prodotto che non ad insegnare il WX, ed infine alcuni hanno tentato disperatamente di risalire ad uno stile più antico con risultati a mio parere palesemente ridicoli, o tentando di cambiare prodotto di vendita.
Generalizzando di solito chi nel proprio nome utilizza la "T" (Tzun, Tjun, Tchun, ecc) deriva in buona parte dal ramo di Leung Ting, chi invece continua ad utilizzare la "C" può derivare da qualsiasi cosa.
Wing Chun Kuen (kuen vuol dire "pugno") è il modo più diffuso di indicare questo stile di Kung Fu ed io ho scelto di utilizzare questo nome per non voler fare riferimento a nessun ramo.
A mio parere ogni lignaggio è interessante e ci sono molti spunti, ma sono gruppi con una mentalità troppo chiusa per i miei gusti e spesso non guardano al di la delle loro convinzioni.
Io sono dell'idea che c'è da imparare da chiunque e quindi seguo ogni canale ascoltando, confrontando e cercando di capire perché uno la pensa in un modo e uno di un altro.
Dalle diverse opinioni nasce l'evoluzione, il tradizionale è importante per studiare e capire, ma è dell'attuale che ci vestiamo tutti i giorni.

giovedì 24 aprile 2014

Il combattimento a terra nel Wing Chun Kung Fu


Ci sono arti marziali che si specializzano nel combattimento a terra, alcune più e alcune meno, mentre altre lo ignorano completamente. Ma qualunque sia l'arte marziale praticata bisognerebbe tenere conto di ciò che può succedere quando si cade a terra.
Spesso si sente dire che nel Kung Fu il combattimento a terra non è preso in considerazione, perché quando finisci a terra sei un uomo morto.
Innanzi tutto, prima di essere un uomo morto mi piacerebbe provare a sopravvivere, seconda cosa, vallo a dire a tutti quei combattenti che hanno fatto del suolo il loro principale campo d'azione e sono pericolosissimi.
Visto che le arti marziali devono essere vissute nel contesto di oggigiorno, il Wing Chun utilizzato come sistema di autodifesa deve obbligatoriamente prevedere anche un programma di combattimento/difesa a terra.
Al giorno d'oggi se qualcuno subendo un'aggressione finisce per terra, non deve essere un uomo morto, anzi, deve difendersi con ogni metodo e ad ogni costo.

Il Wing Chun a terra.

Prima di tutto è bene fare una semplice analisi superficiale dei sistemi di lotta a terra delle più comuni arti marziali.
Queste discipline sono regolamentate al fine di poter permettere un combattimento a terra. Difatti sono proibiti colpi, dita negli occhi, prese ai genitali, morsi e quant'altro.
Grazie a questo regolamento è possibile focalizzarsi sulla lotta, sulle "guardie", su leve articolari e strozzamenti, su immobilizzazioni e stritolamenti, ecc. Ma purtroppo buona parte di queste tecniche funziona con molta difficoltà in un contesto non regolamentato e quindi per strada.
Il Wing Chun non si specializza nella lotta a terra in modo analogo a discipline come il Judo, la Lotta Greco Romana o il Brazilian JuJitsu, proprio perché si sviluppa in un contesto non sportivo, quindi utilizza altri schemi.
Prima di tutto l'obiettivo principale è quello di tenere a distanza l'aggressore in piedi e non avvicinarlo per lottarci, e già questa "banale" differenza cambia totalmente la prospettiva se paragonata alle discipline citate, dove invece l'obiettivo è il grappling.
Seconda cosa, una volta obbligati al contatto pieno a terra, ci si comporta esattamente come in piedi, si cercano i "buchi" nella guardia dell'aggressore tramite il Chi Sao e si colpisce ogni volta che si può con tecniche atte a finalizzare il prima possibile rendendo inoffensivo l'aggressore. Colpi negli occhi, nella gola, nei genitali, ecc.
La guardia a terra prima del contatto è molto simile a quella in piedi. Sia le braccia che le gambe sono posizionate sulla Linea Centrale. Ogni volta che l'aggressore si avvicina con le gambe tenteremo di allontanarlo mirando alle ginocchia utilizzando tecniche di calci molto simili a quelle utilizzate in piedi.
Se l'aggressore riesce a superare la nostra guardia delle gambe, tenteremo immediatamente di ripristinare la distanza sfruttando la sensibilità delle gambe (chiamato da alcuni Chi Gerk) come nel Chi Sao con le mani.
L'obiettivo sarà quello di calciare nuovamente l'aggressore allontanandolo e rialzarsi il prima possibile se lo spazio tra voi e lui lo concede.
Solo quando questo non sarà possibile e l'aggressore riuscirà a finirci addosso, sfrutteremo la sensibilità di tutto il corpo come nel Chi Sao ed esattamente come in piedi lo colpiremo ogniqualvolta sarà possibile per cercare di renderlo inoffensivo.
I principi e le linee guida del Wing Chun sono perfettamente adattabili a ciò che può accadere a terra, ma è fondamentale esercitarsi perché quando siamo in piedi la gravità è sotto i nostri piedi, mentre quando siamo a terra la ritroviamo dietro la nostra schiena (è quasi ovvio dire che se cadete proni o di fianco la prima cosa da fare è posizionarvi con la schiena a terra).
Molto spesso può succedere che si cada insieme all'aggressore durante una lotta iniziata in piedi. In questo caso l'obiettivo sarà divincolarsi quanto prima, posizionare il piede tra voi e lui e calciare per allontanarlo e avere modo di rialzarvi esattamente come spiegato prima.
Il consiglio che mi sento di dare è di fare pratica con la lotta a terra senza colpi (come quella del Judo) per abituarvi alla diversa gestione del corpo, ed esercitarvi con il Chi Sao a terra esercitando la sensibilità di tutto il corpo. Questo è fondamentale per imparare a muovervi al meglio quando non riuscite a tenere l'aggressore a distanza.

lunedì 21 aprile 2014

Lü Dongbin

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Lü Dongbin (呂洞賓, Lǚ Dòngbīn, Lü Tung-Pin) è uno degli Otto Immortali, leader de facto del gruppo (secondo alcune fonti sarebbe Li Tieguai, mentre il leader formale è Zhongli Quan) ed è il patrono dei fabbricanti di inchiostro, dei malati e dei barbieri.

Il sogno del miglio giallo

La leggenda narra che una notte, mentre Lü Yan si trovava a Chang'an o a Handan (邯鄲 Hándān), si addormentò mentre stava cucinando il suo miglio giallo. Sognò di sostenere l'esame imperiale ed eccellere al punto di vedersi affidare un ruolo prestigioso. La sua ascesa al potere fu talmente rapida che presto fu nominato vice-ministro (侍郎 shìláng). Poi sposò la figlia di un ricco familiare, dalla quale ebbe un bambino e una bambina. Intanto veniva promosso più volte, finché venne eletto primo ministro. Tuttavia, il suo successo e la sua fortuna suscitarono la gelosia di altri, quindi fu accusato di aver commesso crimini che gli fecero perdere la carica. Sua moglie poi lo tradì, i suoi bambini furono uccisi dai banditi e perse ogni ricchezza. Mentre stava morendo su una strada nel sogno, si svegliò.
Nonostante nel sogno fossero passati diciotto anni, l'intero sonno aveva impiegato il tempo di cottura del miglio. I personaggi del suo sogno erano stati interpretati da Zhongli Quan per fargli capire che non si dovrebbe dare troppa importanza alla gloria e al successo transitori. Lü decise di seguire Zhongli per scoprire e sviluppare l'arte del Tao. Questo sogno è conosciuto come il "Sogno del miglio giallo" (黃粱夢 Huáng Liáng Mèng) ed è descritto in un'opera teatrale di Ma Zhiyuan (馬致遠 Mǎ Zhìyuǎn) nella dinastia Yuan.

domenica 20 aprile 2014

Asuka

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Kanako Urai (浦井 佳奈子 Urai Kanako; Osaka, 26 settembre 1981) è una wrestler giapponese sotto contratto con la WWE, dove lotta nel roster di Raw con il ring-name Asuka.
Ha detenuto una volta l'NXT Women's Championship, stabilendo il record per il regno più lungo nella storia del titolo con 510 giorni.
Tra le sue mosse figurano diverse tipologie di calci e prese di sottomissione, che hanno portato a riconoscere il suo duro stile di combattimento. In passato ha lavorato come graphic designer e come giornalista di videogiochi; una precedente esperienza lavorativa presso la Microsoft le è valsa una sponsorizzazione da parte dell'azienda, con un logo della Xbox 360 raffigurato sul suo costume.
Ha iniziato la sua carriera nel giugno 2004 presso la promozione Atoz, dove è rimasta sino al suo primo ritiro nel marzo 2006. È tornata a combattere un anno e mezzo dopo, lavorando come freelancer per compagnie come la JWP Joshi Puroresu, NEO Japan Ladies Pro Wrestling, Pro Wrestling Wave, Smash, Wrestling New Classic, e la Reina Joshi Puroresu. Nel 2015 ha siglato un contratto con la promozione statunitense WWE. Nel dicembre del medesimo anno, Dave Meltzer, giornalista del Wrestling Observer Newsletter ha dichiarato che la Urai "potrebbe essere la miglior worker all'interno della WWE, sia tra gli uomini che fra le donne".

Carriera

Primi anni (2004–2010)

Inizialmente una grafica di professione, Kanako Urai si appassiona al mondo del wrestling dopo essere divenuta fan di personaggi come Keiji Mutoh, Satoru Sayama, Yoshiaki Fujiwara, Antonio Inoki, Akira Maeda, Nobuhiko Takada, Masakatsu Funaki, Volk Han e Minoru Suzuki. Decide pertanto di intraprendere una nuova carriera e, utilizzando il ring name "Kana", compie il suo debutto professionale il 16 giugno 2004 nella promozione femminile AtoZ, affrontando Leo-na.

WWE

NXT (2015–2017)

Il 22 agosto 2015 la Urai assiste all'evento del territorio di sviluppo della WWE, NXT, NXT TakeOver: Brooklyn, svoltosi nell'omonima città, dove viene intravista nel pubblico ed identificata con il nome "Kanna". Tale apparizione porta a speculazioni riguardo ad un suo possibile approdo nella compagnia di Stamford. Pochi giorni dopo, il 27 agosto, viene annunciato che la Urai aveva firmato un contratto con la WWE alcune settimane prima. L'8 settembre, la giapponese e la WWE tengono quindi una conferenza stampa nella città di Tokyo, annunciando che da lì a poco la Urai si sarebbe unita al territorio di sviluppo di wrestling della compagnia, NXT. Il suo debutto ufficiale viene programmato per la fine del mese.
Compie un'apparizione nella puntata del 10 settembre di NXT, dove viene presentata con il nuovo ring name Asuka. Il nome viene scelto come omaggio alla veterana wrestler giapponese Lioness Asuka. La sua prima apparizione, andata in onda il 23 settembre, termina con un faccia a faccia con Dana Brooke ed Emma, culminato nel suo match di debutto il 7 ottobre ad NXT TakeOver: Respect, dove sconfigge Brooke. Asuka inizia così a scalare i ranking della federazione con convincenti vittorie, incluso un sorprendente successo su Cameron, continuando allo stesso tempo il suo feud con Brooke and Emma. Asuka ed Emma si affrontano finalmente il 16 dicembre ad NXT TakeOver: London, dove è nuovamente la giapponese ad uscire vittoriosa.
Nell'episodio di NXT del 13 gennaio 2016, Asuka prende parte ad un over-the-top-rope battle royal per determinare la sfidante numero uno al titolo NXT Women's Championship, detenuto da Bayley. Sarà però Carmella a trionfare nel match speciale. Il 10 febbraio trae in salvo Carmella dall'attacco di Eva Marie e Nia Jax, dopo un insuccesso della sfidante numero uno contro Bayley. Successivamente la giapponese sale sul ring per confrontare Bayley, indicando di voler ottenere anche lei una chance per il titolo femminile. Nell'episodio di NXT del 16 marzo Asuka e Bayley sconfiggono Eva Marie e Nia Jax in un tag team match, che culmina con l'annuncio da parte di William Regal di un match titolato fra le due compagne di squadra. Il 1º aprile ad NXT TakeOver: Dallas, Asuka sconfigge la campionessa in carica Bayley via sottomissione, conquistando l'NXT Women's Championship e divenendo la prima detentrice asiatica del titolo femminile. Nell'episodio di NXT del 27 aprile Asuka ha sconfitto Eva Marie. Successivamente inizia una faida con Nia Jax, divenuta nel frattempo la contendente numero uno per l'NXT Women's Championship. L'8 giugno difende con successo la cintura dall'assalto della Jax ad NXT TakeOver: The End. Il 20 agosto ha difeso con successo il titolo contro l'ex-campionessa Bayley a NXT TakeOver: Brooklyn II. Il 19 novembre Asuka ha difeso con successo il titolo contro una rientrante Mickie James a NXT TakeOver: Toronto. Il 28 dicembre a NXT Asuka ha difeso con successo il titolo contro la sua ex-rivale Nia Jax (ora membro del roster di Raw). Il 28 gennaio a NXT TakeOver: San Antonio Asuka ha difeso con successo l'NXT Women's Championship in un Fatal 4-Way match che includeva anche Billie Kay, Nikki Cross e Peyton Royce. Il 4 febbraio Asuka è diventata la detentrice più longeva del titolo con 578 giorni, superando il precedente primato che apparteneva a Paige con 308 giorni di regno; in realtà, tuttavia, la WWE aveva riconosciuto Asuka come la NXT Women's Champion più lunga della storia già dal 4 gennaio 2017 poiché il regno di Paige, durato 308 giorni, viene riconosciuto dalla WWE come se fosse durato 274 giorni. Nella puntata di NXT del 1º marzo Asuka ha difeso con successo il titolo contro Peyton Royce. Il 1º aprile, a NXT TakeOver: Orlando, Asuka ha difeso con successo il titolo contro Ember Moon. Il 20 maggio a NXT TakeOver: Chicago Asuka ha difeso con successo il titolo in un Triple Threat match che includeva anche Nikki Cross e Ruby Riot. Nella puntata di NXT del 28 giugno Asuka ha difeso con successo il titolo contro Nikki Cross in un Last Woman Standing match. Il 19 agosto, a NXT TakeOver: Brooklyn III, Asuka ha difeso con successo il titolo contro Ember Moon. Il 21 agosto è stato annunciato che Asuka ha subito un infortunio alla clavicola che la terrà fuori dalle scene per circa sei-otto settimane. Il 24 agosto, durante la registrazione di una puntata di NXT (andata poi in onda il 6 settembre), Asuka è stata costretta a rendere vacante il titolo in seguito all'infortunio subito, interrompendo così il record come campionessa più longeva di sempre con 510 giorni di regno.

Raw (2017–presente)

Nella puntata di Raw dell'11 settembre 2017 è stato annunciato che Asuka è stata assegnata al brand dello show rosso dal General Manager Kurt Angle. Il 24 settembre, durante No Mercy, è stato annunciato che Asuka tornerà ufficialmente il 22 ottobre a TLC: Tables, Ladders & Chairs. Nella puntata di Raw del 9 ottobre è stato reso noto che Asuka affronterà Emma a TLC, dato che quest'ultima ha sconfitto Alicia Fox, Bayley, Dana Brooke e Sasha Banks in un Fatal 5-Way Elimination match con in palio appunto il diritto di affrontare Asuka. Il 22 ottobre, a TLC: Tables, Ladders & Chairs, Asuka ha fatto il suo debutto in un pay-per-view del roster principale sconfiggendo Emma. Nella puntata di Raw del 23 ottobre Asuka ha fatto il suo debutto a Raw sconfiggendo Emma nella rivincita di TLC. Nella puntata di Raw del 30 ottobre Asuka ha sconfitto facilmente la jobber Stacie Cullen.

Vita personale

È laureata presso la Osaka University of Arts Junior College dell'omonima città. Prima del suo ingresso nel mondo del wrestling, ha scritto articoli per l'Xbox Magazine e progettato la grafica per giochi del Nintendo DS e varie applicazioni mobili, oltre a possedere un salone di bellezza chiamato Another Heaven nella città di Yokohama. È inoltre una grande appassionata della cultura statunitense, essendo fan di gruppi come i Guns N' Roses, Aerosmith e Bon Jovi, film come Il padrino, Gran Torino, Platoon e Balla coi lupi, e videogiochi come Call of Duty. Prima di diventare una wrestler, la Urai ha praticato anche altri sport come il badminton ed il pattinaggio di figura.

È morto Rubin Carter, l'Hurricane della boxe



Accusato di triplice omicidio, passò vent'anni in carcere per un crimine mai commesso

Il mondo della boxe piange Rubin Carter. L'ex campione di pugilato, l'Hurricane che non si arrese nemmeno davanti a due ergastoli per un triplice omicidio che non aveva mai commesso, è morto all'età di 76 anni.
Alto 1 metro e 73, Carter era mediamente più basso di un peso medio, ma combatté dal 1961 al 1966 in questa categoria. Dopo aver battuto avversari come Florentino Fernandez, Holley Mims, Gomeo Brennan e George Benton, lo stile aggressivo e la potenza dei pugni, che gli fruttarono otto knockout e undici knockout tecnici, catturarono l'attenzione del pubblico facendolo diventare un vero proprio beniamino. Fu proprio in questi primi anni che gli venne affibbiato il soprannome "Hurricane". Uragano, appunto. Ma Carter divenne celebre anche fuori dai ring, per un caso di malagiustizia che divise l'America.
Nel 1966 fu accusato di un triplice omicidio in seguito ad una sparatoria in un locale del New Jersey, che gli costò una condanna a due ergastoli. Gran parte dell'opinione pubblica si schierò dalla parte di Carter, sostenendo che l'accusa era motivata esclusivamente da motivi razziali. In breve il pugile divenne un simbolo della lotta alle discriminazioni razziali. Nel 1985, venne scarcerato e nel 1988 caddero ufficialmente tutte le accuse contro di lui.
Alla sua vicenda Bob Dylan dedicò nel 1975 la celebre canzone Hurricane, scritta proprio per perorare l'innocenza del pugile. Nel 1999, poi, uscì nelle sale cinematografiche di tutto il mondo Hurricane - Il grido dell'innocenza con Denzel Washington nel ruolo di protagonista.