lunedì 11 dicembre 2017

Taira Shinken

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Taira Shinken (平 信賢 Taira Shinken; 1897 – 1970) è stato un artista marziale giapponese.
Nacque come Shinken Maezato (前里 信賢 Maezato Shinken) nel 1897, nell'isola di Kume, arcipelago delle Ryūkyū.

Gioventù

Fu il secondo figlio in famiglia di tre ragazzi e una ragazza. Da bambino fu dato in adozione (una pratica non comune nel vecchio Giappone). Fu a questo punto che assunse il nome da ragazza di sua madre che era "Taira". Quando era un ragazzo, Taira lavorò nelle miniere di zolfo in Minamijima. Soffrì per un incidente che gli provocò la rottura di una gamba quando rimase intrappolato nel crollo di una mine shaft, che gli causò una lesione permanente alla gamba.

Karate

Nel 1922, dopo aver effettuato un viaggio a Tokyo in cerca di lavoro, fu presentato a Funakoshi Gichin. Taira divenne un "deshi" ("studente") di Funakoshi Gichin, sforzandosi di imparare il Karatedo. Nel 1929, Taira iniziò i suoi studi del Ryūkyū Kobudo con il maestro Yabiku Moden.
Nel 1932, dopo aver studiato Kobudo per 3 anni e Karatedo per 10 anni, ricevette l'autorizzazione dai suoi maestri per aprire un dojo. Taira iniziò ad insegnare Karatedo e Kobudo, nella calda e caratteristica località di villeggiatura di Ikaho, nella Prefettura di Gunma.
Taira ebbe un'insaziabile fame di sapere verso il Budo. Da quel giorno fu alla continua ricerca e assimilò le sue scoperte nel sistema del Kobudo. Fu a seguito della sua continua ricerca del sapere che, nel 1933, Taira fu presentato dal maestro Funakoshi a Kenwa Mabuni. Nel 1934, Taira divenne deshi di Mabuni.
Nel 1940 il maestro Taira Shinken aprì il suo Dojo Kobudo a Naha (Okinawa). Aprì altri Dojo a Kantō e Kansai, due dei maggiori distretti centrali giapponesi.

domenica 10 dicembre 2017

Sai

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Sai () è il nome Ryukyu per un'arma tradizionale di Okinawa anche usata in India, Cina, Indonesia, Malesia e Thailandia. La sua forma è essenzialmente composta da una sorta di bastone arrotondato e appuntito, con due lunghe proiezioni non affilate (tsuba) attaccate al manico. La parte finale del manico viene denominata tirapugni. I sai vengono costruiti in varie forme: quelli tradizionali sono arrotondati, mentre alcune riproduzioni hanno adottato un ottagono nel rostro centrale. Gli tsuba sono tradizionalmente simmetrici, tuttavia, il sai chiamato manji, sviluppato da Taira Shinken, impiega due tsuba uno opposto all'altro.
Si crede che il sai sia sempre stato un'arma, benché alcuni ipotizzano si sia originato come uno strumento dell'agricoltura usato per misurare i gambi, campi arati, piantare il riso, o come fermi per le ruote dei carri, anche se le prove di questi usi sono limitate. Il sai è conosciuto per essere stato usato in altre parti dell'Asia prima del suo arrivo a Okinawa. Le prove più recenti lo porterebbero ad una origine indonesiana. In malese il sai è conosciuto come chabang (anche scritto cabang/tjabang, col significato di "ramo") e si pensa derivi dal tridente indiano. Attraverso il commercio, il chabang si diffuse attraverso il resto dell'Indocina e potrebbe aver raggiunto Okinawa da uno o più di questi luoghi simultaneamente. Nelle arti marziali cinesi quest'arma è nota col nome di Tiechi (铁尺) ed è particolarmente utilizzata dall'etnia Zhuang del Guangxi.

Uso

L'utilità del sai come arma è conferita dalla sua forma particolare. Con la giusta abilità, può essere usato contro una spada lunga intrappolandone la lama con gli tsuba. Ci sono molti diversi modi per brandire quest'arma con le mani, il che gli conferisce la versatilità di poter essere usata sia in modo letale che non-letale. Il sai è usato primariamente come arma da impatto o per veloci colpi di punta al plesso solare. Il sai ha anche molti usi difensivi per bloccare altre armi.
Uno dei modi per tenerlo in mano è stringerne l'impugnatura con tutte le dita e ancorare i pollici nell'area tra gli tsuba e lo stelo principale. Questo permette di cambiare rapidamente e senza sforzo tra la parte anteriore lunga e la parte posteriore smussato. Il cambio si fa mettendo pressione nei pollici e ruotando il sai finché non si è girato completamente e il dito indice è allineato con l'impugnatura. Il sai è generalmente più facile da maneggiare in questa posizione. Il tirapugni serve a concentrare la forza di un pugno, mentre con la parte lunga si può mettere verso il nemico, come protezione per i colpi all'avambraccio o per colpire come con una normale daga.
È possibile tenere il dito indice disteso e allineato con l'impugnatura centrale sia che il tirapugni sia in alto, sia che il rostro centrale lo sia. Il dito può stare dritto o leggermente piegato. Le altre dita vengono tenute sullo stelo principale e il pollice sostiene lo tsuba.
Le prese descritte sopra evidenziano la versatilità di questo arnese sia come arma da offesa che come arma da difesa. Entrambe le prese ne facilitano lo scambio tra la punta e il tirapugni mentre il sai viene tenuto con una presa sicura.
Il sai di solito si insegna usandone una coppia - tenendone uno in ogni mano. Negli Stati Uniti uno stile diffuso è lo Yamanni Ryu. Ci sono 5 Kata comuni usate nell'istruzione, inclusi due kihon. Lo stile include una varietà di parate, schivate, colpi e prese contro gli attaccanti da tutte le direzioni e livelli di altezza. L'uso della punta, del tirapugni e della barra centrale viene enfatizzato, assieme a rapidi cambi nell'impugnatura per attacchi/parate multipli.
Il Jitte è l'equivalente giapponese con una sola punta del sai di Okinawa e fu usato primariamente dalla polizia giapponese durante il Periodo Edo. È un'arma caratteristica in diverse scuole giapponesi di jūjutsu e koryū.

Nella cultura di massa

Una coppia di pugnali Sai sono le armi di Raffaello, la Tartaruga Ninja con la maschera rossa.

sabato 9 dicembre 2017

Yamata no Orochi

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Yamata no Orochi (八岐の大蛇 o ヤマタノオロチ o 八俣遠呂智 o 八俣遠呂知 letteralmente serpente di Yamata), spesso indicato semplicemente con Orochi (大蛇 serpente), è un mostro appartenente alla mitologia shintoista giapponese.

Descrizione

Il numero otto si ripete spesso nelle varie descrizioni che parlano di Yamata no Orochi: esso è infatti descritto come un drago o un serpente avente otto teste e otto code, con gli occhi rossi come ciliegie invernali. Il suo corpo era così gigantesco da poter coprire otto valli e otto colline, il suo ventre era sempre coperto di sangue e di fiamme e sul suo dorso crescevano hikage (muschi), hinoki (cipressi giapponesi) e sugi (cedri giapponesi).

Leggenda

Secondo la leggenda descritta nell'antico testo del Kojiki, Orochi dominava la regione di Izumo, in Giappone, dove chiedeva in sacrificio delle vergini in cambio della promessa di non devastare i terreni. Dopo essere stato esiliato dal paradiso, Susanoo, dio del mare e delle tempeste, giunse nella regione dominata da Orochi dove incontrò tre persone disperate: due genitori ed una giovane ragazza. I due anziani gli riferirono che la ragazza, Kushinada, era la loro figlia e la prossima predestinata al sacrificio alla malvagia creatura. Alcune leggende riferiscono di altre sette figlie che già avevano precedentemente subito la stessa sorte che ora attendeva la fanciulla.
Sempre la leggenda descrive la grande bellezza e gentilezza della giovane Kushinada, qualità evidenti a tal punto che Susanoo non poté far a meno di innamorarsene. Così, il dio promise che avrebbe salvato la sua vita, in cambio della possibilità di sposarla. Ovviamente, i genitori acconsentirono al matrimonio, pur di aver salva la vita della loro figlia. Susanoo, allora, ordinò che fossero raccolti otto barili di sake, da disporre di fronte alla casa dove vivevano i tre, quindi trasformò Kushinada in un kushi (pettine), che usò per acconciarsi i capelli, quindi si nascose in una vicina foresta. Quando Yamata no Orochi giunse di fronte alla casa di Kushinada, trovò gli otto barili di sake e non poté far a meno di ubriacarsi, finché ogni testa cadde addormentata. Solo quando tutte le teste del mostro scivolarono in un sonno profondo, Susanoo abbandonò il suo nascondiglio e le recise, uccidendo il drago leggendario.
Un'altra versione della leggenda racconta, invece, di come Orochi fosse sì ubriaco, ma non addormentato all'arrivo di Susanoo. Ne seguì, quindi, un combattimento che durò per ore, deciso alla fine solo dalla stanchezza e dalla mancanza di lucidità del mostro, che ne decretarono la sconfitta.
Dopo aver tagliato tutte e otto le teste di Yamata no Orochi, Susanoo cominciò a tagliargli anche le otto code. Sempre secondo il mito, riuscì a tagliare senza difficoltà le prime sette ma, quando giunse all'ottava e maggiore di esse, la sua spada impattò contro qualcosa di molto resistente. Fu così che Susanoo trovò la leggendaria spada Ama no Murakumo (in seguito chiamata Kusanagi no tsurugi).
Un'altra versione della leggenda narra che, dopo l'uccisione del drago ad otto teste ed il rinvenimento della spada, Ama no Murakumo fu consegnata alla Dea del sole Amaterasu, sorella di Susanoo, come dono di riconciliazione. Da allora, la spada è ritenuta una dei Tre Tesori Sacri di Yamato.
Dopo la morte di Yamata no Orochi, Susanoo sposò la giovane Kushinada e i due vissero felici in una casa costruita nella regione di Izumo. Attualmente, il luogo dove secondo la leggenda i due vissero in pace è considerato un santuario.



Bakeneko

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Il bakeneko (化け猫 "gatto mostruoso") è uno yokai, una creatura soprannaturale della mitologia giapponese, evolutasi da un gatto ed in possesso di abilità metamorfiche simili a quelle di kitsune e tanuki. Spesso viene confuso con il "cugino" nekomata in cui il tradizionale legame tra gatto e defunti risulta più forte, in generale però la distinzione tra i due è molto sfumata.
Tradizionalmente un gatto può diventare un bakeneko se raggiunge un'età molto avanzata o un peso particolarmente elevato (si parla di esemplari che, una volta uccisi, raggiungevano il metro e mezzo di lunghezza), tuttavia vi sono racconti su gatti trasformatisi dopo essere stati nutriti in una casa per diversi anni o per l'attaccamento al proprio padrone.
Solitamente un bakeneko ha l'aspetto di un comune gatto ma di dimensioni molto maggiori, ha la capacità di camminare sulle zampe posteriori, di creare spettrali sfere di fuoco e di assumere sembianze umane (spesso mantenendo tratti felini); nel caso si trasformi in una donna viene solitamente chiamato nekomusume (猫娘 "donna gatto"). A volte, può persino arrivare a divorare una persona per sostituirsi ad essa.
Come molti yōkai poi, il bakeneko ha la tendenza a rubare l'olio dalle lampade delle case: questa caratteristica potrebbe fondare le sue radici nel fatto che gli Andon (tradizionali lampade giapponesi di carta) erano spesso alimentati con olio di sarde.

Il mito

In un famoso racconto il vecchio gatto di un uomo di nome Takasu Genbei scomparve improvvisamente. Nello stesso periodo la madre dell'uomo cambiò completamente carattere, diventando schiva e scontrosa al punto da consumare i suoi pasti sempre da sola rinchiusa nella propria stanza. Quando i familiari, preoccupati, decisero di spiarla, non videro un essere umano ma un mostro dalle sembianze feline che mangiava su una carcassa animale. Ripugnato, Takasu decise allora di uccidere la creatura dalle sembianze di sua madre, che, trascorso un giorno, riprese l'aspetto del vecchio gatto di cui non aveva più notizie. Successivamente, sotto al tatami della stanza furono ritrovate le ossa sbiancate dell'anziana donna.
Un altro racconto dell'era Anei parla di un certo Hirase di Sakai (città dell'odierna prefettura di Osaka). Di notte, mentre era intento a leggere un libro nella sua stanza, sentì aprirsi all'improvviso la porta alle sue spalle e, prima che potesse fare qualsiasi cosa, da essa entrò un braccio mostruoso che lo afferrò per i capelli. Spaventato, Hirase riuscì a colpire il braccio con la propria katana, facendo fuggire il proprietario. Il mattino dopo, in giardino, Hirase ritrovò l'arto che l'aveva attaccato, constatando che aveva l'aspetto di un enorme zampa felina.
Da altri racconti, invece, emerge il rapporto che i bakeneko hanno con il mondo dei morti ed il forte legame coi propri padroni, conservato anche dopo la trasformazione. Secondo uno di questi, durante un corteo funebre apparve un mostro d'aspetto felino che, scendendo dal cielo, trafugò il cadavere per poi sparire con esso. In seguito si scoprì che era il gatto appartenuto al defunto che si era trasformato in bakeneko. Potrebbe basarsi su questo fatto l'abitudine popolare di non far uscire di casa o, come accade a Tsushima, di rinchiudere in apposite gabbie i gatti il cui padrone sia morto da poco tempo.

Influenza culturale

Nella maggior parte delle opere moderne, siano esse romanzi, film, manga, anime o videogiochi, il ruolo mitologico del bakeneko è stato assorbito nella figura della più popolare kitsune. Tuttavia la nekomusume gode di una popolarità particolare nella cultura giapponese moderna, dove il costume con attributi felini, detto nekomimi (猫耳 "orecchie da gatto"), è una delle forme di cosplay più popolari, fino ad essere ormai considerato tra gli otaku un'autentica fantasia erotica.

venerdì 8 dicembre 2017

Gotō Mototsugu

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Gotō Mototsugu (後藤 基次), noto altresì come Gotō Matabei (後藤 又兵衛), (5 maggio 1565 – 2 giugno 1615) è stato un samurai del periodo Sengoku.
Combatté sotto Kuroda Yoshitaka e in seguito sotto Toyotomi Hideyoshi in Corea e a Sekigahara. Fu ucciso nella battaglia di Dōmyōji durante l'assedio di Osaka nel 1615.
Nel secondo assedio di Jinju, durante l'invasione della Corea da parte di Hideyoshi, Gotō fu il primo samurai ad entrare nel castello di Jinju.
Durante l'assedio di Osaka, Gotō fu uno dei più abili e feroci generali dell'armata occidentale di Toyotomi Hideyori. Fu il comandante in capo nella battaglia di Dōmyōji dove, nettamente in minoranza contro i samurai di Date Masamune, mantenne la posizione aspettando i rinforzi che si erano persi nella nebbia. Impossibilitato a mantenere la posizione senza rinforzi, Mototsugu fu ferito da un proiettile e, non riuscendo più a stare in piedi, commise seppuku.
Dopo la sua morte i samurai di Mototsugu furono facilmente sconfitti e la sua testa trovata dalle forze nemiche. La storia afferma che il suo valore oggi è tale da sconvolgere tutti, alleati e nemici: guidando i suoi uomini con una tattica colpisci e corri, uccise da 70 a 80 cavalieri. Si fermò solo quando il suo cavallo fu troppo esausto ed ebbe bisogno di un altro destriero per continuare a combattere.

giovedì 7 dicembre 2017

Campionato lineare

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Il campionato lineare è un'espressione che, nel pugilato, indica il campione indiscusso di una classe di peso.

Definizione

Attribuito il titolo di campione lineare, questo passa all'eventuale pugile capace di sconfiggere il detentore. Quest'ultimo, purché riconosciuto ufficialmente da una federazione (per esempio la WBC), può rendere vacante il titolo (passando ad un'altra categoria di peso oppure ritirandosi dall'attività) oppure esserne spossessato dall'ente stesso, qualora abbia violato i regolamenti. Per entrambe le situazioni è possibile citare esempi, tratti dai pesi massimi:
  • nel 1956 l'allora campione in carica - Rocky Marciano - lasciò vacante il titolo vinto 4 anni prima, a causa del ritiro
  • nel 1967 Muhammad Ali, vincitore della cintura 3 anni addietro, fu destituito dalla WBC dopo il suo rifiuto a partecipare alla guerra del Vietnam.

Cenni storici

Il concetto nacque dal gergo dei tifosi, complice lo scenario poco chiaro indotto dalla presenza di più federazioni e dal loro riconoscimento di campioni diversi. Non sono, infatti, stati rari i casi in cui un campione si sia visto privato del titolo (vinto sul ring) per non aver voluto affrontare l'avversario in 1ª posizione nel ranking: si ricorda l'esempio di Bowe, spodestato nel 1992 per aver negato un incontro a Lewis come avrebbe richiesto il regolamento. Talvolta, la federazione indiceva un torneo tra i migliori pugili della classifica per stabilire un campione.
Fino al 1978 il campione era unanime considerata anche la minor importanza della WBC (nata nel 1963) rispetto alla WBA (presente sin dal 1921). In seguito, la nascita di ulteriori enti (come l'IBF e la WBO) contribuì a complicare il quadro. Per essere riconosciuto tale, il campione assoluto deve quindi unificare i titoli sconfiggendo più avversari.





mercoledì 6 dicembre 2017

Fun'ya no Watamaro

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Fun'ya no Watamaro o secondo la pronuncia moderna Bun'ya no Watamaro (文室綿麻呂) (765 – 6 giugno 823) è stato un militare giapponese.
Discendente dell'Imperatore Temmu, e divenuto confidente dell'Imperatore Heizei, fu il terzo generale nella storia del Giappone a ricevere il titolo di Seii Taishōgun, alla morte di Sakanoue no Tamuramaro nell'813. Come shōgun stabilizzò le conquiste di Tamuramaro, pacificando i territori occupati dalle popolazioni barbare emishi.


martedì 5 dicembre 2017

Rencong

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Il rencong (chiamato anche reuncong in lingua aceh) è un'arma tradizionale indonesiana, originaria del territorio di Aceh e tipica del popolo degli Acehnesi. Come nel caso del keris, al rencong sono attribuiti poteri magici. Viene tuttora portato durante le cerimonie tradizionali e usato nel Silat.

Descrizione

Il rencong è un pugnale ad un solo filo che presenta una lama il cui dorso è leggermente convesso. La lunghezza della lama varia dai 10 ai 50 cm circa e il lato tagliente può essere piegato (similmente al kris) oppure diritto. Il manico è piegato ed assomiglia nella forma ad una lettera "L". L'arma normalmente è portata alla cintura e riposta in un fodero che può essere realizzato in legno, corno, avorio e, negli esemplari più preziosi, oro o argento. Esistono diverse categorie di rencong. Quella più pregiata, di appannaggio strettamente nobiliare, presenta il manico in avorio e la lama in oro recante incisioni che riportano alcuni versi del Corano. I rencong di classe inferiore hanno manici in legno o corno di bufalo e lame in acciaio od ottone.

Impiego

Similmente a come i Giavanesi tengono alle loro credenze riguardo ai kris, le comunità acehnesi attribuiscono poteri mistici ai rencong. Ancora oggi quest'arma fa parte dell'abbigliamento cerimoniale. Gli acehnesi credono che la forma della lama del rencong simboleggi il Basmala. Il territorio di Aceh è anche detto Tanah Rencong, che significa "terra dei rencong.

lunedì 4 dicembre 2017

Jackie Chan Stunt Team

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Il Jackie Chan Stunt Team ("Sing Ga Ban"), è un gruppo di stuntman e artisti marziali che lavora con e per Jackie Chan.
Il gruppo si è originariamente creato grazie al rapporto creatosi tra Jackie e altri colleghi del campo cinematografico nelle sue prime apparizioni su pellicola, in cui molti degli stuntman usati nei suoi film cominciarono a lavorare assieme con regolarità. Questo aumentò la conoscenza reciproca delle abilità tecniche di ciascuno e gli permise di lavorare assieme come una squadra. Alcuni dei membri hanno ricevuto un allenamento simile a quello di Chan avendo frequentato anche loro la Peking Opera School.
A partire dal 1983, durante le riprese di Project A - Operazione Pirati, lo stunt team è diventato ufficialmente un'organizzazione composta da sei membri, e si preoccupava personalmente delle spese mediche e dell'assicurazione da pagare agli stuntman. Nel 1988, anno del film Police Story 2, la squadra si è allargata a circa venti membri ed è durata fino al 1990, dopodiché alcuni membri rimasero, altri se ne andarono e altri ancora vennero sostituiti con nuove facce.
La formazione di questo team da parte di Chan ha influenzato altri attori suoi colleghi come ad esempio Sammo Hung e Yuen Biao e i loro rispettivi "stunt team" conosciuti rispettivamente come "Hung Ga Ban" e "Yuen Ga Ban". Altri attori che formarono un proprio team di stuntman furono Philip Ko, Stanley Tong e Bruce Law.

Curiosità

  • Chan ha più volte affermato che preferisce lavorare con il suo team per quanto riguarda le coreografie dei combattimenti e gli stunts perché si fida ciecamente del suo gruppo e ognuno conosce il proprio ruolo.
  • Alcuni membri del gruppo non si limitano solamente a fare da stuntman, ma hanno spesso parti più o meno importanti nei film, come ad esempio Brad Allan nel film In fuga per Hong Kong.
  • I membri del Jackie Chan Stunt Team e il loro metodo di lavoro viene descritto e presentato nel documentario "My Stunts" di Jackie Chan.

Membri (passati e presenti)

  • Brad Allan (Bradley James Allan)
  • Anthony Carpio
  • Chris Chan
  • Chan Man-ching
  • Chan Tat-kwong
  • Andy Cheng
  • Johnny Cheung
  • Danny Chow
  • Joe Eigo
  • Fung Hak-o
  • Hon Chun
  • Louis Keun
  • Benny Lai
  • Rocky Lai
  • Lai Sing-kwong
  • Ben Lam
  • Chris Lee
  • Lee Chun-kit
  • Nicky Li
  • Ken Lo (conosciuto per aver lavorato come guardia del corpo personale di Jackie Chan)
  • Mars (Cheung Wing-Fat)
  • Pang Hiu-sang
  • Poon Bin-chung
  • Tai Bo
  • Bruce Tong
  • William Tuan
  • Wan Faat
  • Sam Wong
  • Paul Wong

domenica 3 dicembre 2017

Tantui

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Tantui (弹腿) è una tecnica di gamba fondamentale delle arti marziali cinesi.
Ma Tantui (弹腿 o潭腿) è anche il nome di un esercizio comune a molti stili di arti marziali cinesi del nord della Cina di cui esistono numerose versioni. È classificato come Changquan.

Origini

Sulle origini del Tantui vi sono alcune differenti storie:
  • Il Tantui sarebbe stato insegnato nel tempio Longtansi (龙潭寺) nella città di Linqing nella provincia di Shandong da un maestro Kunlun.
  • Il Tantui sarebbe lo stile della famiglia Tan , del villaggio Tanjiagou (潭家沟) nella provincia di Henan.
  • Il Tantui sarebbe stato insegnato a Guanxian in Shandong da Cha Mi'er.

Shi lu tantui 十路弹腿

Lo Shilu Tantui (十路潭腿 oppure十路弹腿) è, assieme al Shier Tantui, il più comune di questi esercizi. Inglobato nello stile Chaquan e praticato dalla minoranza musulmana Hui, è anche chiamato Jiaomen Tantui (教门弹腿, Tantui Islamico). Al posto di Lu () a volte troviamo l'ideogramma Tang (), per cui si parla di Shitang Tantui (十趟弹腿). Lo Shilu Tantui (十路潭腿) che sarebbe stato creato dal maestro di quinta generazione Kunlun si compone di questi percorsi:
  1. Yilu (一路, Primo percorso): Shunbu danbianshi (顺步单鞭势)
  2. Erlu (二路, Secondo percorso): Shizi qi beng tan (十字起蹦弹)
  3. Sanlu (三路, Terzo percorso): Gai ma san chui shi (盖马三捶式)
  4. Silu (四路, Quarto percorso): Xie ti cheng ma lan (斜踢撑抹拦)
  5. Wulu (五路, Quinto percorso): Zai chui fen jia da (栽捶分架打)
  6. Liulu (六路, Sesto percorso): Gou pi ge dan zhan (勾劈各单展)
  7. Qilu (七路, Settimo percorso): Ye zhang shi shuang kan (掖掌势双看)
  8. Balu (八路, Ottavo percorso): Zhuan huan duo zi jiao (转环剁子脚)
  9. Jiulu (九路, Nono percorso): Peng suo yinyang zhang (捧锁阴阳掌 bloccare con entrambe le mani che si invertono)
  10. Shilu (十路, Decimo percorso): Fei shen jianbu dan (飞身箭步弹)
L'elenco dei nomi dei percorsi fornito da Ma Zhenbang si riferisce unicamente a due ideogrammi, rispetto all'elenco fornito sopra, però vi sono delle corrispondenze. Questo l'elenco:
  1. Yilu (一路, Primo percorso): Shunbu (顺步)
  2. Erlu (二路, Secondo percorso): Shizi (十字)
  3. Sanlu (三路, Terzo percorso): Pi za (劈砸)
  4. Silu (四路, Quarto percorso): Cheng ban (撑拌)
  5. Wulu (五路,Quinto percorso): Jia da (架打)
  6. Liulu (六路Sesto percorso): Gou lian (钩连)
  7. Qilu (七路,Settimo percorso): Pan hua (盘花)
  8. Balu (八路, Ottavo percorso): Deng chuai (蹬踹)
  9. Jiulu (九路,Nono percorso): Bang suo (棒锁)
  10. Shilu (十路, Decimo percorso) Qian dan (箭弹)
Il primo, il secondo, il quinto ed il decimo nome corrispondono, in altri casi vi sono delle piccolissime differenze negli ideogrammi; vista anche la corrispondenza dei movimenti si può affermare che l'esercizio attribuito al Maestro Kunlun e l'esercizio attribuito a Cha Mi'er sono lo stesso esercizio.
Anche nel Tongbeiquan dell'area di Cangzhou (沧州) si pratica un Shilu Tantui detto anche Tongbei Tantui (通备弹腿) che dovrebbe avere la stessa origine. Questi i nomi delle vie:
  1. Yilu (一路, Primo percorso): Shunbu si danbian (顺步似单鞭)
  2. Erlu (二路, Secondo percorso): Shizi beng jiaojian (十字蹦脚尖)
  3. Sanlu (三路, Terzo percorso): Gun pi guan shangxia (滚劈贯上下)
  4. Silu (四路, Quarto percorso): Beng dian cheng ma jian (绷点撑抹剪)
  5. Wulu (五路, Quinto percorso): Beng quan gun zhou shi (绷拳滚肘势)
  6. Liulu (六路, Sesto percorso): Ma da zhai xin quan (抹打摘心拳)
  7. Qilu (七路, Settimo percorso): Chan lan lianhuan tui (缠拦连环腿)
  8. Balu (八路, Ottavo percorso): Pi gua ying men jian (劈挂迎门箭)
  9. Jiulu (九路, Nono percorso): Beng suo chuan xiong zang (绷锁穿胸脏)
  10. Shilu (十路, Decimo percorso): Yue bu fei jian tan (跃步飞箭弹)

Shi er lu tantui 十二路弹腿

Lo Shier lu tantui è probabilmente un prolungamento dello Shilu. Anche di questo esercizio esistono differenti varianti a cui corrispondono vari nomi: Shilu Tantui, Shaolin Tantui, Jingwu Tantui (questo è il taolu insegnato all'interno della Jingwu Tiyu Hui). Questo è un elenco di tecniche:
  1. Toulu (头路, primo percorso) Chuma Yitiaobian (出马一条鞭);
  2. Erlu (二路, secondo percorso) Shizi Gui Ce Zuan (十字鬼扯钻);
  3. Sanlu (三路, terzo percorso) Pi Za Chelun Shi (劈砸车轮势);
  4. Silu (四路, quarto percorso) Xie Ti Cheng Ma Lan (斜踢撑抹拦);
  5. Wulu (五路, quinto percorso) Shizi Shuang Xishui (狮子双戏水);
  6. Liulu (六路, sesto percorso) Pi Niu Danbian (劈扭单鞭);
  7. Qilu (七路, settimo percorso) Fenghuang Shuang Zhanchi (凤凰双展翅);
  8. Balu (八路, ottavo percorso) Zhuan Jin Deng Chaotian (转金凳朝天);
  9. Jiulu (九路, nono percorso) Qin Long Duo Yudai (擒龙夺玉带);
  10. Shilu (十路, decimo percorso) Xique Deng Mei Jian (喜鹊登梅尖);
  11. Shiyilu (十一路, undicesimo percorso) Feng Heye Tui (风摆荷叶腿);
  12. Shierlu (十二路, dodicesimo percorso) Yuanyang Qiao Lianhuan (鸳鸯巧连环).
Jingwu Tantui 精武潭腿 Anche questo tantui si compone di 12 percorsi:
  1. Toulu (头路, primo percorso)Gongbu Chongquan Yitiaobian (弓步冲拳一条鞭);
  2. Erlu (二路, secondo percorso) Zuyou Shizi Beng Jiaojian (左右十字蹦脚尖);
  3. Sanlu (三路, terzo percorso) Fanshen Gai Da Pi Za Shi (翻身盖打劈砸式);
  4. Silu (四路, quarto percorso) Cheng Zha Chuan Liao Ba Tui Dan (撑扎穿撩把腿弹);
  5. Wulu (五路, quinto percorso) Hu Tou Jia Da Taoxin Quan (护头架打掏心拳);
  6. Liulu (六路, sesto percorso) Pubu Shuang Zhan Shi Lianhuan (仆步双展使连环);
  7. Qilu (七路, settimo percorso) Dan Zhan Guan'er Jiao Lai Ti (单展贯耳脚来踢);
  8. Balu (八路, ottavo percorso) Mengtou Hu dang Chuai Liangbian (蒙头护裆踹两边);
  9. Jiulu (九路, nono percorso) Yaojian Pengsuo Fen Liang Zhang (腰间碰锁分两掌);
  10. Shilu (十路, decimo percorso) Kongzhong Jian Dan Feitian Bian (空中箭弹飞天边);
  11. Shiyilu (十一路, undicesimo percorso) Gou Gua Lianhuan Jiqiao Miao (勾挂连环机巧妙);
  12. Shierlu (十二路, dodicesimo percorso) Pi Shen Fu Hu Fan Huashan (披身伏虎反华山).
Nel 2006 è stato pubblicato un VCD dal titolo Simen Shierlu Tantui (四门十二路弹腿) dimostrato da Zhao Zhanjun 赵战军 ed edito da Qiao Jiaren Yinxiang Chubanshe.


sabato 2 dicembre 2017

Jingwu Tiyu Hui

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La Jingwu Tiyu Hui (精武体育会, Associazione Sportiva dell'Essenza Marziale) è una associazione delle arti marziali cinesi che ha avuto un ruolo eminente nell'evoluzione moderna del Wushu. Famosissima nel mondo anche grazie a numerosi film, il suo nome è reso con molte traslitterazioni: Ching Wu (in Wade-Giles); Jing Mo; Chin Woo; Jing Wo. In alcuni contesti si parla anche di Jingwumen (精武门) ovvero la Scuola dell'Essenza Marziale. Il nome di questa associazione si è legato in maniera indissolubile con la figura di Huo Yuanjia a cui spesso viene attribuita la fondazione dell'associazione stessa.

La storia

Questa Associazione per alcuni fu fondata in Shanghai nel giugno 1909 con il nome Jingwu Ticao Xuexiao (中国精武体操会) da un comitato a cui appartenevano Huo Yuanjia, Chen Gonzhe (陈公哲), Chen Tiesheng (陈铁生), Lu Weichang (卢炜昌), Yao Chanbo (姚蟾伯) e altri. Venne ribattezzata Jingwu Tiyu Hui il 3 marzo 1910. Altri affermano che venne fondata il 7 luglio 1910 ed altri in giugno. Questa confusione deriva anche dal fatto che dopo la morte di Huo Yuanjia, avvenuta nel settembre del 1910, per sfruttarne la notorietà si decise di attribuirgli il ruolo di unico fondatore dell'associazione. In realtà la Jingwu Tiyu Hui venne istituita da un gruppo di persone. In seguito al decesso di Huo, Zhao Lianhe (赵连和), famoso praticante di Mizongquan, divenne l'istruttore Capo e negli anni successivi l'Associazione iniziò a diffondersi in altre zone della Cina aprendo diverse succursali. Nella scuola insegnarono numerosi maestri famosi: Chen Zizheng (陳子正), praticante di Yingzhaoquan; Luo Guanyu (羅光玉), praticante di Qixing Tanglangquan; Wu Jianquan (吳鑑泉), fondatore dello stile Wu di Taijiquan.

I principi

L'associazione sportiva Jingwu, in opposizione al sistema tradizionale di insegnamento segreto in voga nella maggior parte delle scuole di Wushu prima di allora, intendeva creare un ambito aperto per l'insegnamento, l'apprendimento e lo scambio delle arti marziali. L'arte marziale diventa elemento unificante del sentimento nazionale e quindi vuole superare le secolari divisioni che hanno caratterizzato le arti marziali cinesi, anticipando l'ideologia che portò alla fondazione dello Zhongyang Guoshu Guan e delle sue diramazioni locali. Il suo curriculum di base è preso da diversi stili. Questo ruolo speciale venne sottolineato da Sun Yatsen che partecipò alla riunione annuale dell'associazione nel 1915 e nel 1920 scrisse nel giornale dell'associazione e donò una targa alla Jingwu con inciso “Spirito Marziale”. L'associazione cinese venne interdetta dal governo della Repubblica Popolare Cinese nel 1966 e riaperta dopo la Rivoluzione Culturale. Nel resto del mondo ha continuato a svilupparsi e ad ingrandirsi tanto che oggi conta più di 150 ramificazioni.

La scuola

Zhao Lianhe, nel suo ruolo di capo istruttore, sviluppò un programma di insegnamento che in seguito è andato a costituire il patrimonio standard della Jingwu Tiyu Hui. Questi sono i 10 Taolu che sono praticati ovunque in seno alle associazioni che si richiamano a quella originaria di Shanghai, anche quando vengono praticati stili differenti:
  • 1. Shier lu Tantui
  • 2. Gongliquan
  • 3. Jiequan
  • 4. Da Xiao Zhanquan (Grande e Piccolo pugilato della battaglia)
  • 5. Baguadao
  • 6. Qunyang gun
  • 7. Wuhu qiang
  • 8. Tantui Duilian
  • 9. Taoquan
  • 10. dandao chuan qiang
Il Testo Jingwu Quan Xie Lu elenca 42 sequenze a mano nuda, 11 sequenze di armi, e 5 Duilian.

venerdì 1 dicembre 2017

Fujiwara no Tadabumi

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Fujiwara no Tadabumi (藤原 忠文; 873 – 16 luglio 947) è stato un militare giapponese.
Figlio di Fujiwara no Tsuneyoshi e quindi appartenente al nobile clan Fujiwara, fu il quarto generale della storia del Giappone a ricevere il titolo di Seii Taishōgun, concessogli a 67 anni dall'Imperatore Suzaku quando, il 18 gennaio 940, lo nominò capo della spedizione contro il ribelle Taira no Masakado, che dopo aver guadagnato il controllo della provincia di Shimōsa aveva occupato gli uffici della provincia di Hitachi nel tentativo di indebolire suo cugino Sadamori.
Per questa campagna scelse come suoi luogotenenti (fukushōgun) suo fratello minore Tadanobu, Fujiwara no Kunimoto, Taira no Kiyomoto e Minamoto no Tsunemoto. Pochi giorni prima di ricevere la spada rituale (settō) e dare inizio alla marcia, ricevette notizia che ad ovest Fujiwara no Sumitomo, un ex segretario provinciale di Iyo nell'isola di Shikoku che si era dato alla pirateria, aveva a sua volta attaccato le truppe imperiali aprendo un nuovo fronte; secondo la leggenda popolare i due nobili pianificarono la rivolta insieme, ma è molto improbabile e gli storici propendono per la tesi secondo cui Sumitomo avrebbe solamente colto l'occasione propizia.
Un editto della corte imperiale ordinò alle province che l'armata di Tadabumi avrebbe attraversato di prestargli ulteriori soldati. Taira no Sadamori e Fujiwara no Hidesato, preoccupati di cedere a Tadabumi non solo il credito della vittoria, ma anche le proprie truppe, cominciarono a razziare l'area intorno alla base di Masakado per provocarlo. Quando Masakado ordinò al suo esercito di riunirsi, scoprì che molti suoi vassalli, timorosi del sempre più vasto esercito imperiale in marcia, lo avevano abbandonato; scelse tuttavia di marciare ugualmente in uno scontro aperto, e così morì, trafitto da una freccia.
Privato della ricompensa per la testa di Masakado, che fruttò a Hidesato una promozione a Chinjufu shōgun (鎮守府将軍) e governatore di Shimotsuke, Tadabumi scelse di condurre il suo esercito in aiuto di Ono no Yoshifuru, che dava la caccia ai pirati di Sumitomo; dopo le vittorie di Yoshifuru in mare, Tadabumi inseguì Sumitomo dall'isola di Kyūshū alla sua nativa Iyo, dove lo uccise.
Gli venne dato il nome postumo Uji no Mibu-Kyō.

giovedì 30 novembre 2017

Taiji Kase

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Taiji Kase (Chiba, 9 febbraio 1929 – Parigi, 24 novembre 2004) è stato un karateka e maestro di karate giapponese.
È stato uno dei maestri più preparati e più conosciuti nell'ambito del karate, considerato come uno dei migliori combattenti ed esecutori di kata grazie alla sua abilità tecnica, alla sua esplosiva velocità e alla sua potenza.
Nel 2000 gli è stato conferito il grado di X dan, a conferma del suo immenso valore.

La sua vita ed i suoi insegnamenti

Nasce il 9 febbraio 1929 a Chiba, in Giappone, e inizia la pratica delle arti marziali a soli sei anni. Il maestro Kase tuttavia, non inizia con la pratica del Karate, ma con lo Jūdō.
È all'età di quindici anni che inizia a praticare il Karate alla scuola Shotokan di Tokyo. È stato allievo diretto dei maestri Gichin e Yoshitaka Funakoshi.
Il maestro Kase fa la sua comparsa sulla scena europea nel 1965, inviato con altri giovani maestri nel continente dalla Japan Karate Association e da quel momento, se si escludono i brevi periodi del soggiorno belga, è sempre vissuto a Parigi.
In Europa viene subito apprezzato per le qualità sia umane che prettamente tecniche. Ciò che sorprendeva in lui era l'atteggiamento pacato e la disponibilità che dimostrava in ogni occasione con i suoi allievi, sia che si trattasse di campioni di alto grado o "semplici" cinture nere.
La caratteristica principale del suo insegnamento è quella di separare completamente la pratica sportiva dal Karate-dō. Il Karate-dō è una via, un percorso di formazione e crescita che il maestro Kase intendeva insegnare secondo i precetti del suo maestro e fondatore del Karate Gichin Funakoshi. Era l'incarnazione dello spirito del Karate-dō al quale ha dedicato tutta la sua vita e tutto sé stesso.
Nel 1989 fonda la W.K.S.A. (World Karate Shotokan Academy) oggi S.R.K.H.I.A. (Shotokan Ryu Kase Ha Instructor Academy), l'Accademia che si propone di unire praticanti di diversi paesi che seguendo il suo programma di insegnamento si impegnano a diffondere la vera essenza del Karate-dō Shotokan.
Era di casa anche in Italia, invitato spesso dal maestro Hiroshi Shirai per condurre al suo fianco stage e seminari. Tutti gli appassionati ricordano le dimostrazioni dei grandi maestri giapponesi al Palalido di Milano, nelle quali il Maestro Taiji Kase era sempre fra le più acclamate punte di diamante.
Durante la permanenza in Francia, ha scritto vari libri sulle arti marziali, tra i quali 5 Heian: Katas, Karaté, Shotokan (1974), 18 kata supérieurs: Karate-dô Shôtôkan Ryû (1982), e Karaté-dô kata: 5-Heian, 2-Tekki (1983).
Per i suoi atleti è l'espressione più alta del Karate Tradizionale: sono la rettitudine del suo comportamento, la sua lealtà e la profonda umanità che erano proprie di questo grande Sensei che lo fanno apprezzare da tutti i praticanti di Karate, e non solo, al di là dei diversi stili e delle singole federazioni.

mercoledì 29 novembre 2017

Qiang

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Qiang (, , qiāng, chiang) è il termine cinese per lancia. In Cina, la lancia è classificata come una delle quattro principali armi delle arti marziali, insieme al gun, al dao e al jian, ed è soprannominata Re di Tutte le Armi. Un proverbio delle arti marziali recita "Pugni al sud e gambe al nord, lancia ad est e bastone ad ovest" (Nanquan Beitui Dongqiang Xigun, 南拳北腿东枪西棍), sottolineando la prevalenza tecnica nei quattro punti cardinali.

Storia


«La lancia ha avuto origine dalle antiche armi Cinesi usate per l'attacco e la difesa a distanza.»
(Basic Of Spear Play)
Secondo Qiu Pixiang, la lancia deriverebbe dalla picca (, , máo, mao), un'arma lunga 4 metri soprannominata picca lunga otto guerre (仗八長矛, 仗八长矛, zhàng bāchángmáo, chang pa ch'ang mao) ed utilizzata nelle battaglie con i carri nel periodo delle Primavere e degli Autunni. In epoca Qin e Han si utilizzarono prevalentemente lance di dimensioni e fattezze molto simili alle attuali. Durante la Dinastia Jin furono rimpiazzate da lance in bronzo che poi furono sostituite da lance in ferro. Il testo Storia delle Cinque dinastie (五代史, 五代史, wǔdàishǐ, wu tai shi), nella parte intitolata Biografia del re Yàn Zhāng (王彥章傳, 王彦章传, wáng Yàn Zhāng zhuàn, wang Yan Chang chuan), racconta: Yàn Zhāng si comportava con pienezza di coraggio e di forza, era capace di camminare cento passi scalzo tra arbusti spinosi, brandiva una lancia di ferro, cavalcava e andava al galoppo, si lanciava a grande velocità come volasse, cosa che non riusciva ad altri, all'interno dell'esercito era chiamato Re Lancia di Ferro. Nel periodo della Dinastia Song la lancia divenne l'unica arma ad asta lunga utilizzata in battaglia. Il Wujing Zongyao descrive diciotto tipologie di Lance di Ferro dalle Lunghe Aste (長杆鐵槍, 长杆铁枪, chánggān tiěqiāng, ch'ang kan t'ie chiang) della Dinastia Song, come ad esempio:
  • lancia che infastidisce il cavallo attaccando con impeto (捣马突槍, 捣马突枪, dǎomǎ tūqiāng, tao ma t'u chiang);
  • lancia con doppi uncini (雙鉤槍, 双钩枪, shuānggōuqiāng, shuang kou chiang);
  • lancia ad anello (環子槍, 环子枪, huánzǐqiāng, huan tsu chiang);
  • lancia ad un intreccio (單勾槍, 单勾枪, dāngōuqiāng, tan kou chiang);
  • lancia stampella (拐槍, 拐枪, guǎiqiāng, kuai chiang);
  • lancia stampella che attacca impetuosamente (拐突槍, 拐突枪, guǎitūqiāng, kuai t'u chiang);
  • lancia punteruolo (錐槍, 锥枪, zhuīqiāng, tsui chiang); ecc.
In questo periodo era famoso per il maneggio della lancia il famoso generale Yue Fei. In Storia dei Song (宋史, 宋史, Sòngshǐ, sung shi), nella biografia di Lǐ Quán (李全傳, 李全传, lǐquánzhuàn, Li chuan ch'uan) si legge che Lǐ Quán utilizzava l'arco a cavallo agilmente e vigorosamente, era capace di trasportare una lancia di ferro, così da essere chiamato Lǐ "Lancia di Ferro". Qiu Pixiang racconta che a partire da questa epoca molti maestri svilupparono sequenze di tecniche di lancia che incorporarono movimenti artistici che diventarono famose come Lance Sportive. Durante la Dinastia Ming si affermarono 17 scuole di maneggio (使槍之家十七, 使枪之家十七, shǐ qiāng zhī jiā shíqī, shi chiang chi chia shi chi) tra cui la lancia del fiore di pero (梨花槍, 梨花枪, líhuāqiāng, li hua chiang), la lancia della famiglia Shā (沙家槍, 沙家枪, shājiāqiāng, sha chia chiang), la lancia della famiglia Mǎ (馬家槍, 马家枪, mǎjiāqiāng, ma chia chiang), la lancia (del monte) éméi (峨眉槍, 峨眉枪, éméiqiāng, o mei chiang), ecc. Nel Jixiao Xinshu si dice: La tecnica della lunga lancia ha avuto origine dal clan Yáng , anche chiamata Fiore di Pero, stimata da tutti sotto il cielo. In epoca della Dinastia Qing è stato scritto il Registro di mani e braccia (手臂錄, 手臂录, shǒubìlù, shou pi lu) che descrive la teoria e la tecnica della lancia. Nel periodo tra il 1920 ed il 1930 si formarono in Henan, Hebei e Shandong dei gruppi di autodifesa dei villaggi detti società delle lance rosse (紅槍會, 红枪会, Hóngqiānghuì, hung chiang hui), perché utilizzavano la lancia.

Aspetto


«La lancia utilizzata nelle moderne gare di wushu sportivo prende a modello quelle utilizzate durante le dinastie Ming e Qing (1368-1911).»
( La Lancia )
Duan Ping e Zheng Shouzhi elencano le parti della Lancia: il corpo (槍身, 枪身, qiāngshēn, chiang shen), anche detto asta, manico, fusto, e la testa (槍頭, 枪头, qiāngtóu, chiang t'ou). Qiu Pixiang afferma che l'asta è generalmente fatta di legno duro, soprattutto in Frassino Americano (白蠟木, 白蜡木, báilàmù, pai la mu) che è duro, dritto e resiliente. La testa è lunga tra i 10 ed i 20 cm. La lunghezza complessiva di una lancia da competizione varia da 2 metri a 2,30 metri.
Il corpo si divide in:
  • sezione posteriore (後段, 后段, hòuduàn, hou tuan);
  • sezione media (中段, 中段, zhōngduàn, chung tuan);
  • sezione frontale (前段, 前段, qiánduàn, chien tuan.
Una parte della sezione posteriore, in corrispondenza alla base dell'asta, è detta * impugnatura (槍把, 枪把, qiāngbǎ, chiang pa), perché è la zona con cui si afferra l'arma con la mano destra.
La testa possiede:
  • una punta (槍梢, 枪尖, qiāngjiān, chiang chian);
  • due tagli (槍刃, 枪刃, qiāngrèn, chiang ren).
Tra testa e corpo è fissata una barba (槍纓, 枪缨, qiāngyīng, chiang ying) di crine di cavallo e solitamente di colore rosso.



Maneggio

Questi sono i fondamentali di maneggio della lancia:
  • intercettare (, , lán, lan);
  • catturare (, , ná, na);
  • pungere (, , zhā, cha);
  • alzare (, , tiāo, t'iao);
  • fendere (, , pī, p'i);
  • toccare appena (, , diǎn, tian);
  • schiantarsi (, , bēng, peng);
  • avvolgere (, , chán, chan);
  • penetrare (穿, 穿, chuān, letteralmente "ch'uan");
  • ecc.
Lo stesso Qiu Pixiang nel libro Basic Of Spear Play afferma che lán ná e zhā sono le tre principali tecniche fondamentali di lancia, traducendo lán in parare verso l'esterno, in parare verso l'interno, zhā in spinta. Hong Shushun elenca 55 tecniche fondamentali di lancia.